Il castello della regina Cornaro

Il Castello, assieme alla Rocca uno dei simboli del paesaggio asolano, risale al X secolo d.C., sede dei podestà veneziani, ospitò dal 1489 al 1510 Caterina Cornaro, regina di Cipro Gerusalemme e Armenia e Signora di Asolo.

Adattato nel 1820 a causa del suo cattivo stato di conservazione, divenne sede carceraria e poi dal 1932 sede del Teatro cittadino intitolato ad Eleonora Duse.

Nel cortile del castello si trovano uno spazio verde utilizzato per gli eventi estivi e gli edifici della Torre Reata e della Torre civica aperti da cui si gode di uno straordinario panorama sulla Città e sulla pianura.

INFO:
APERTURA: area all’aperto sempre visitabile;

TORRE CIVICA: sabato, domenica e festivi: da aprile a ottobre 10.00-19.00; da novembre a marzo 10.00-17.00
COSTO: 2€
BIGLIETTO UNICO DEI MONUMENTI: è possibile acquistare un biglietto unico di 8€ che permetterà l’ingresso per due persone ai tre monumenti simbolo della Città dai 100 orizzonti: il Museo Civico, la Rocca e la Torre Civica.
ATTENZIONE: A seguito dell’approvazione del nuovo DL 23/07/2021 n. 105 dal 6 agosto 2021, l’accesso è consentito (anche in zona bianca) esclusivamente ai soggetti muniti del green pass.

Museo civico 0423 952313 info@museoasolo.it – Ufficio Cultura tel. 0423 524637 cultura@comune.asolo.tv.it

Approfondimento storico:

Il Castello di Asolo, noto anche come Castello di Caterina Cornaro, occupa la parte sud ovest del centro cittadino in una posizione da cui la fortezza domina vasta parte del territorio e l’abitato sottostante.

Non ci sono dati certi sulla sua costruzione o che facciano luce sui primi episodi insediativi nell’area ma si può ipotizzare una sua fondazione al X secolo quando, nel documento del 969 che decretò la fine della diocesi di Asolo, si fa riferimento al castrum Asyli che le ricerche suggeriscono essere il castello dentro la città.

I documenti relativi al castrum nel corso del ‘200 e del ‘300 consentono di ripercorrere le vicende della storia di Asolo: esso passa dal Vescovo di Treviso ai Da Romano al Comune di Treviso per diventare sede dei podestà veneziani dal 1339, anno dell’inizio della prima dominazione veneziana. Verso la fine del XIV secolo venne inglobato nel circuito delle mura cittadine che lo fusero con la Rocca.

Nel 1489 divenne la dimora di Caterina Cornaro. Il grande umanista Pietro Bembo, cugino della nobildonna, ambientò la sua maggiore opera, “Gli Asolani”, proprio nella speciale corte di Caterina. Scrisse: “Asolo adunque vago e piacevole castello posto negli stremi gioghi delle nostre alpi sopra il Trivigiano, è di madonna la Reina di Cipri … e riferendosi al giardino era questo giardino vago molto e di maravigliosa bellezza…”

Dopo la morte della Regina (1510) il corpo di fabbrica subì diverse modifiche e interventi di restauro (sono noti quelli del 1695,1796,1820,1830) che gli fecero assumere destinazioni funzionali di minore importanza nel contesto urbano e sottolineando il ruolo carcerario di alcune sue parti.

In particolare, prima del 1830 vennero demolite la merlatura e parecchie arcate dei muraglioni di cinta del castello, la chiesetta di San Biagio interna alla corte la cui esistenza è testimoniata dall’affresco strappato Madonna con Bambino di Dario da Treviso del 1459, conservato nel Museo civico. Vennero ridotte in altezza due torri mentre la maestosa torre campanaria o civica è tutt’oggi ben visibile da ogni angolo della Città.

Una fonte preziosa per capire nel dettaglio le strutture architettoniche dell’intero edificio è la planimetria redatta nel 1862 dall’ing. Ausilio Manera, basata su una mappa del 1811, esposta nelle sale del Museo civico. Anche il giardino conserva oggi ben poco di quella raffinata atmosfera rinascimentale minuziosamente descritta nel passo de Gli Asolani.

Con l’arrivo di Napoleone il Castello divenne ostello per le truppe militari e le torri furono utilizzate come carceri mentre durante la prima Guerra mondiale il piano terra della Torre campanaria fu utilizzata come prigione militare; alle pareti si trovano dei disegni a carboncino realizzati dai soldati detenuti.

La grande sala del Consiglio venne trasformata nel 1798 in teatro stabile. Già nel 1795, si viene a sapere da una lettera degli Inquisitori di Stato come “da vari anni senza alcun pubblico permesso sia stato eretto un teatro nella Sala del pubblico Palazzo Pretorio, in cui da prima si intrattenevano alcuni dilettanti del paese, in seguito siasi introdotto di accordarlo a delle compagnie comiche di professione…”.