Itinerario 3

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Asolare per una giornata intera

Questo itinerario è destinato a chi vuole passare una giornata intera ad Asolo, scoprendo la molteplicità dei suo orizzonti e come gli antichi monumenti trovino perfetta armonia nel paesaggio collinare. Suggestive passeggiate portano il visitatore dal centro del borgo a luoghi carichi di emozione, come la Rocca o il cimitero dell’eremo di Sant’Anna, in un’alternanza di antiche memorie dell’uomo e poetici paesaggi che incantano in ogni stagione.

Itinerario lungo

Fontana Maggiore (8), Cattedrale (5), Cappella del Cristo, Museo Civico (7), Palazzo della Ragione (6), Castello (16), Teatro Duse (17), Villa Contarini detta Degli Armeni (23), Palazzo Beltramini (18), Porta di Santo Spirito, Casa Duse (19), Case Anseatiche (20), Chiesetta di Santa Caterina d’Alessandria (21), Palazzo Pasquali, Villa De Mattia, Casa Longobarda (22),
oasi di Sant’Anna (24), Casa Gotica (15), Piazza Brugnoli (12), Villa Scotti Pasini (14), Bot (13), Porta del Colmarion, Convento di SS. Pietro e Paolo (11), mura (9), Rocca (10), Chiesa di San Gottardo (1), Casa Malipiero (2), Villa Freya (4), Portello di Castelfranco, Casa La Mura, Fontanella Zen (3)

I primi passi della passeggiata nel borgo di Asolo devono avere come punto di partenza il monumento simbolo della piazza: partiamo allora dall’ombelico del centro storico, dalla Fontana Maggiore (8) . Fino a pochi anni fa alimentata ancora dal millenario acquedotto romano, la fontana è da sempre punto d’incontro della vita degli asolani e memoria della storia della città: la parte centrale trova la sua origine in una colonna di chissà quale maestoso palazzo dell’antico municipium romano di Acelum e il leone di San Marco, che seduto in segno di pace protegge lo stemma di Asolo, è una ricostruzione del 1800 opera di Antonio dal Zotto a reintegrare quello originario distrutto nel 1797 all’arrivo delle truppe francesi di Napoleone. Questa data, il 1797, pose fine alla Podesteria di Asolo, tagliando il cordone ombelicale che tenne legato il borgo per più di quattrocento anni, dal 1388, alla Serenissima Repubblica di Venezia. Questo distacco era insopportabile per molti asolani che proprio nell’antico caffè ancora presente di fianco alla fontana, oggi Caffè Centrale, organizzarono nei minimi dettagli un piano per attentare alla vita di Napoleone. L’azione sovversiva non venne mai messa in pratica perché dei delatori denunciarono gli attentatori che vennero presto imprigionati, condannati e giustiziati. Ma ritorniamo alla fontana e seguiamo lo sguardo del leone per iniziare ad asolare per le vie del centro. Imbocchiamo Via Robert Browning, poeta inglese di fine ’800 che con il termine “asolando” volle descrivere l’abitudine anche sua di passeggiare con animo sereno e senza una meta precisa, godendo della bellezza del borgo. Resistiamo alla tentazione di proseguire fino alla fine della via protetti dai portici e attraversiamo la strada per costeggiare il lato della Cattedrale (5) . Se ci voltiamo solo un attimo verso i portici potremo ammirare la meravigliosa facciata dei Palazzi Cesana, Polo e Martinelli dei cui affreschi ormai rimane una pallida impressione. Sulla base di uno dei pilastri una targa ricorda il terribile terremoto di Santa Costanza che il 25 febbraio del 1695 devastò il territorio dell’asolano. Proseguiamo e subito sulla sinistra troviamo l’ingresso di una minuta Cappella, intitolata Cappella del Cristo, luogo di intima devozione degli asolani, dove viene conservato un settecentesco crocifisso in legno di forte impatto emotivo, opera di Giuseppe Bernardi detto il Torretto, primo maestro di Antonio Canova. Esattamente di fronte possiamo entrare nella Cattedrale dall’antico protiro del ’400 che riporta in un medaglione lo stemma dell’agnello, Agnus Dei, forse a memoria del vescovo Agnello che nel tardo VI secolo resse la cattedra della diocesi di Asolo, destituita poi nel 969 anche se oggi Asolo ha un suo vescovo solo a titolo onorifico. La Cattedrale, dedicata a Santa Maria Assunta, conserva al suo interno opere di grande importanza storica e artistica come le pale di Lorenzo Lotto e Jacopo da Ponte nella navata di sinistra o la fonte battesimale del ‘500 nella Cappella del Santissimo nella navata di destra, dono di Caterina Cornaro alla città. Usciti dagli ingressi principali, di fronte a noi si alza l’edificio che un tempo fu il palazzo vescovile ed ora ospita le sezioni del Museo Civico (7) , luogo che sala dopo sala fa rivivere la secolare storia di Asolo dai reperti archeologici ai pregevoli dipinti fino alla memoria delle donne che hanno reso internazionale il nome del borgo: Caterina Cornaro, Regina di Cipro Armenia e Gerusalemme, la Divina Eleonora Duse e l’eccentrica viaggiatrice inglese Freya Stark. Per raggiungere il Museo basta salire la breve scalinata che porta in Piazza Garibaldi. All’angolo troveremo lo IAT (Ufficio Informazione e Accoglienza Turistica) dove poterci rifornire di materiale per approfondire curiosità su Asolo e tutto il territorio. Usciti dall’ufficio si alza sulla sinistra il Palazzo della Ragione (6) , luogo della pubblica amministrazione durante la Podesteria veneziana, riconoscibile anche da lontano per il grande affresco della Disfatta di Crasso contro i Parti. L’edificio si divide nella superiore Sala della Ragione dov’è custodito un prezioso marmo del Canova rappresentante Paride e un cenotafio di scuola canoviana, oltre alla cornice affrescata con tutti gli stemma dei podestà a circondare quello di Caterina Cornaro; nel piano inferiore si apre Loggia del Capitano, in tutto e per tutto una parte coperta della piazza di Asolo per proteggere i cittadini dal sole e dalle intemperie e che raccoglie lapidi e affreschi, memorie di antichi edifici e luoghi asolani dismessi o abbattuti nei secoli, tra cui due lapidi tombali con scritte ebraiche provenienti dall’antico cimitero della comunità giudaica. Salendo lungo Via Cornaro ci avviciniamo allo sperone di roccia che regge il Castello ma prima godiamoci i pochi passi alzando gli occhi e ammirando le tracce di affresco sopravvissute sulle facciate e quasi al termine della via riconosciamo l’ostia raggiata simbolo del Beato Bernardino da Feltre, fondatore del Monte di Pietà di Asolo. Conclusa la breve salita, prendiamo il ciottolato che sale a sinistra ed entriamo attraverso il grande portone nell’area del Castello di Caterina Cornaro (16) . All’interno dell’edificio, evidentemente rimaneggiato il secolo scorso, in quella che un tempo era la sala del trono e dei ricevimenti ora ha sede il Teatro Duse (17) . Passeggiando nell’area all’aperto da una terrazzina sotto l’arco delle mura medievali che proteggono il Castello si possono ammirare i tetti di Asolo, che così tanto ricordano Venezia; salendo la ripida scaletta della Torre Reata, punto di osservazione per le guardie della Regina e prigioni per i suoi nemici, si scorgono altri incantevoli panorami della città dei cento orizzonti, così come anche dalla breve passeggiata panoramica che guarda verso sud o dal Belvedere della Specola a nord che offre alla vista uno sguardo sui palazzi che si snodano lungo Via Santa Caterina e in lontananza dà la migliore visuale del Massiccio del Monte Grappa. Sul colle a sinistra svettano le sagome del Fresco di Villa Contarini detta Degli Armeni (23) e della particolare cupola del suo oratorio. Riprendiamo i nostri passi e al termine del ciottolato del Castello ci troviamo di fronte a Piazza D’Annunzio, un tempo adibita a mercato delle sementi. Il palazzo dalle colonne massicce bianche è Palazzo Beltramini (18) , sede del Municipio, ritoccato nel ‘700 da Giorgio Massari con un curioso taglio asimmetrico della facciata per rendere in prospettiva la piazza più ampia del reale. Sopra un arco del palazzo di fronte ancora rimane la placca del Monte di Pietà istituito alla fine del ‘400 per mettersi in concorrenza all’attività di prestasoldi delle famiglie ebraiche, che avevano le loro abitazioni lungo Via Belvedere e in Contrada Canova, proprio a nord e a ovest del luogo in cui ci troviamo. Sulla facciata del palazzo a nord della piazza, all’incrocio di quattro balconi, la sbiadita immagine del viso del Duce coperto dall’elmetto ricorda uno dei momenti meno gloriosi della storia di Asolo e d’Italia. Scendiamo lungo la silenziosa Via Canova fino a raggiungere la Porta di Santo Spirito o di Santa Caterina, trecentesco accesso alle mura cittadine. Casa Duse (19) è l’edificio bicolore, rosso e bianco, che si appoggia all’arco e sul quale è stata affissa una lapide scritta da Gabriele D’Annunzio che ricorda il soggiorno asolano della Divina. La camera che Eleonora Duse soleva abitare è la stanza le cui finestre si aprono proprio sopra l’arco. Questo “paesetto di merletti e poesia”, così decantato dalla Divina, mostra un suo intrigante lato mistico al di là della Porta di Santa Caterina, dall’immagine della santa che un tempo decorava il capitello, o Portello del S. Spirito, per la colomba a bassorilievo che domina la finestra della stanza dell’attrice. Lungo la via che scende al di fuori delle mura, dopo uno sguardo curioso allo splendido giardino della cinquecentesca Villa Cipriani, residenza d’epoca che per un periodo fu di proprietà di Lord Guinness e che ospitò la regina Madre d’Inghilterra, il magnate greco Onassis e stelle della musica e del teatro, come Maria Callas, Mastroianni e Catherine Deneuve, la nostra attenzione sarà catturata dal verticale “Sogno di Rembrandt”, quelle Case Anseatiche (20) dell’artista Marius Pictor che qui volle sperimentare, assieme alla “Casa dei Tre Oci” alla Giudecca di Venezia, la sua enigmatica architettura pittorica, nel caso asolano eretta in onore dell’Olanda. Poco più in là, l’eccentricità delle case nordiche, immortalate dai versi dell’amico D’Annunzio, fanno evidenziare la graziosa sobrietà di una casa in caratteristico stile asolano, adornata dal tipico balconcino e dalla bifora della città lagunare. Svoltato l’angolo, ad accoglierci sarà il Borgo di Santa Caterina, fulcro nel ‘500 della diffusione di idee ereticali provenienti dal nord Europa, ospitante la trecentesca Chiesetta di Santa Caterina d’Alessandria (21) , eretta dalla Confraternita dei Battuti, o Flagellanti, e decorata all’interno con affreschi dedicati alla vita della santa, sulla parete destra, e alla passione di Cristo, sulla parete sinistra. Uscendo, protetti dal mantello della Madonna della Misericordia sulla facciata esterna dell’antico ospedale, continuiamo il nostro viaggio lungo la via, costeggiata a sinistra dal bianco Palazzo Pasquali, restaurato dal Massari e dove una lapide ricorda l’arrivo e il breve soggiorno asolano, forse solo una notte, di Napoleone. La nostra visuale ad un tratto si allargherà piacevolmente tra le statue e le piante curate del monumentale giardino all’italiana della cinquecentesca Villa De Mattia che impera elegante a destra della strada. Da qui, la veduta su Villa Contarini detta degli Armeni (23) , abbracciata dagli alti cipressi sul Colle Messano, è davvero spettacolare e ci invita a proseguire il cammino per osservarla da vicino. Inevitabile, prima di salire per Via S. Anna, rimanere colpiti dall’inaspettata facciata in pietra tufacea di Casa Longobarda (22) , casa “scolpita” d’artista, appartenuta a Francesco Graziolo, da molti ritenuto l’architetto e scultore personale di Caterina Cornaro, il quale volle decorarla con particolari scene ed elementi simbolici. Imboccando la via che sale al bivio, ci dirigiamo verso l’oasi di Sant’Anna (24) , rifugio ancora di qualche frate Cappuccino. Il cimitero ospita le semplici tombe di Eleonora Duse e Freya Stark, sepolta insieme all’amico fotografo inglese Herbert Young, e permette di ammirare a nord il Monte Grappa, il Monte Sacro alla Patria, luogo di battaglia durante la Grande Guerra. Ripercorriamo a ritroso la via verso il centro storico e risaliamo Via Canova passando sotto i portici sulle cui travi d’estate le rondini sono solite nidificare per dare alla luce i piccoli che ripartiranno d’autunno, e lungo la via vediamo anche uno dei prodotti d’artigianato asolano più prestigiosi: la Scuola di Antico Ricamo, che con le sue raffinate produzioni ha decorato le case di nobili famiglie italiane e straniere. Lasciamoci sulla destra la Piazza D’Annunzio e proseguiamo diritti lungo Via Dante, che proprio all’inizio sulla sinistra conserva l’antico portale cinquecentesco della residenza della famiglia Colbertaldo. Alla fine della via alziamo lo sguardo a destra sull’antica Casa Gotica (15) dove una suggestiva trifora in gotico veneziano riporta nei capitelli delle colonnine dei simboli alchemici, parte dell’atmosfera mistica della città. Fermiamoci all’ombra degli ippocastani di Piazza Brugnoli (12) per ammirare la meravigliosa Villa Scotti Pasini (14) e immaginandoci il fasto delle terme romane, i cui resti riposano sotto il manto di porfido della piazza, le cui acque erano alimentate da fonti naturali dei colli convogliate nella Bot (13) . Prendendo le scalette ben visibili di fronte a noi proseguiamo la passeggiata lungo la salita di via Collegio che ci porta allo storico Albergo al Sole, raffinato luogo di ospitalità e rifugio di ospiti illustri che hanno animato il Novecento asolano, dove è tuttora possibile alloggiare nella camera blu con vista sul cuore della città, per lungo tempo occupata dalla Divina Eleonora Duse. Continuiamo a salire lungo Via Collegio, che costeggia il fianco sinistro dell’albergo: al termine della salita troviamo la Porta del Colmarion, che più delle altre ha mantenuto il carattere medievale; sul monumento sono ancora visibili il binario sul quale scorreva la saracinesca e alcuni elementi della successiva chiusura con porta a cardini. Salendo un po’ alla destra della porta, troviamo il seicentesco complesso del Convento di SS. Pietro e Paolo (11) , occupato fino ai primi dell’Ottocento dalle monache Benedettine, poi sede delle scuole comunali intitolate, dalla popolazione, a San Luigi. Appena superata la Porta del Colmarion, salendo i primi dei circa 280 scalini che costeggiano le mura cittadine (9) , prima di immergerci tra i rami d’ulivo, alla nostra sinistra possiamo scorgere il Monte dei Frati, dove un tempo sorgeva il Convento di San Girolamo e ora rimangono i bianchi capitelli della Via Crucis. Uliveti e vigneti coprono i dolci colli Asolani, che dalla Rocca di Asolo giungono fino alla Rocca di Cornuda, producendo il rinomato Asolo Prosecco Superiore DOCG e l’olio extravergine d’oliva DOP Veneto, prodotti che meritano assolutamente un assaggio negli accoglienti osterie e ristoranti del centro storico o direttamente presso le cantine sparse nei dintorni. Godiamoci la panoramica dalle mura della Rocca (10) e, se si rimane nel borgo per qualche giorno ancora, ricordiamoci di avventurarci lungo i diversi percorsi naturalistici che da qui attraversano i boschi asolani. Continuiamo ora il nostro itinerario nuovamente verso il centro, non più lungo la scalinata ma scegliendo una via un po’ più lunga, Via Rocca, una stradina che scende fino a quella di San Martino, da imboccare a destra. Costeggiamo il muro della Villa Baglioni, detta il Galero, voluta nel ‘600 dalla nobile famiglia Rubini e che offre a chi passa la vista del suo piccolo oratorio. Una volta arrivati al Foresto Nuovo, scorgiamo sulla sinistra le scalette che scendono in direzione del campanile della francescana Chiesa di San Gottardo (1), dove ogni 5 maggio, giorno del santo taumaturgo, si usa ancora benedire l’olio portato delle famiglie per essere usato contro i dolori articolari. Usciti dal sagrato, un’altra scaletta ci invita ancora a scendere, questa volta per accedere alla strada più antica di Asolo, il Foresto Vecchio: una strada che ricopre gli strati millenari della storia del borgo, un accesso per le case in legno paleovenete, per i monumenti romani, per i palazzi medievali e dello splendore veneziano. Un’ irriverente frase sulla facciata di una delle case lungo la via ci fa sorridere e ci ricorda come l’anima del borgo, nascosta nell’atmosfera antica delle vie e dei portici, sia vitale ancora oggi, con i personaggi che vi abitano. Immaginiamoci quindi come dev’essere la vita nella villa Zen, costruita nel ‘500 e restaurata dal Massari due secoli dopo, molto spesso animata dai colori e dal verso di incantevoli pavoni. Ritorniamo ora indietro richiamati dalle note del musicista e compositore Gian Francesco Malipiero, che scelse Asolo come sua lunga dimora, appartato e silenzioso angolo per la sua ispirazione artistica. Un filosofico motto latino e una simpatica civetta murata sulla facciata ci accoglieranno in Casa Malipiero (2), il cui parco ospita, oltre alla tomba dell’estroso artista, anche quelle dei sui amati gatti. Proseguiamo la via, un’occhiata all’affresco sotto il portico della casa del Sacrista ed eccoci di fronte alla Torre Dieda, fatale luogo di prigionia del Beato Arnaldo da Limena che a metà del Duecento aveva osato opporsi alla tirannia di Ezzelino da Romano. Dove un tempo esisteva la porta d’ingresso al piccolo abitato, scorgiamo salire delle scalette: seguiamole attraverso l’antico borghetto di Via Bembo fino a giungere alle restaurate mura medievali e poi tornare indietro per raggiungere quella via d’accesso al borgo che ci condurrà all’inglese Villa Freya (4) , dimora asolana dell’esploratrice e scrittrice inglese Freya Stark; nel lussureggiante giardino della villa, negli orari di apertura o su prenotazione, è possibile ammirare i resti del teatro romano di Asolo (I sec. d.C.). Oltrepassato il cancello di villa Freya, la breve discesa a sinistra ci porta verso il Portello di Castelfranco, la più recente delle porte di accesso alla città murata, aperta verso la fine del Quattrocento per consentire l’ingresso ad Asolo da sud. Si innesta qui nelle mura di cinta l’antica Casa La Mura, dove alla fine dell’Ottocento il poeta Robert Browning, tazzina di tè alla mano, scriveva la raccolta di poesie Asolando. A ridosso de La Mura, la cinquecentesca Fontanella Zen (3) segna infatti l’inizio di via Browning, con i suoi freschi e ombreggiati portici che danno riparo a osterie, botteghe e negozi, forieri di irresistibili profumi e colori della tradizione culinaria e artigianale. Percorrendo i portici col naso all’insù, possiamo imbatterci in delicati frammenti di antichi affreschi e, quando la stagione lo consente, in una moltitudine di vivaci e popolosi nidi di rondine. Al termine della via ritorniamo all’ombelico del centro storico di Asolo e riecco la Fontana Maggiore, punto di partenza e di arrivo del nostro itinerario.