Itinerario 2

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Nell’abbraccio delle mura di Asolo

Questa passeggiata urbana è dedicata a tutti i curiosi che volessero cedere alla tentazione di scoprire cosa si nasconde lungo le viuzze che dalle vie principali dei portici si dipanano tra gli antichi palazzi di Asolo. Una mezza giornata per lasciarsi coinvolgere dagli scorci che si celano a pochi passi dai monumenti più famosi del borgo, costeggiando il perimetro delle antiche mura per allargare lo sguardo all’esterno di esse.

Itinerario di mezza giornata ( 3 ore )

Fontana Maggiore (8), Mura (9), Torre Dieda, Villa-palazzo Fietta – Serena, Villa Freya (4), Portello di Castelfranco, Casa La Mura, Fontanella Zen (3), Cattedrale (5), Cappella del Cristo, Museo Civico (7), Palazzo della Ragione (6), Castello di Caterina Cornaro (16), Teatro Duse (17), Villa degli Armeni (23), Palazzo Beltramini (18), Porta di Santo Spirito, Casa Duse (19), Casa Gotica (15), Porta del Colmarion, Convento di SS. Pietro e Paolo (11), Villa Scotti Pasini (14), Piazza Brugnoli (12), Rocca (10), Bot (13).

I primi passi della passeggiata nel borgo di Asolo devono avere come punto di partenza il monumento simbolo della piazza: partiamo allora dall’ombelico del centro storico, dalla Fontana Maggiore (8). Fino a pochi anni fa alimentata ancora dal millenario acquedotto romano, la fontana è da sempre punto d’incontro della vita degli asolani e memoria della storia della città: la parte centrale trova la sua origine in una colonna di chissà quale maestoso palazzo dell’antico municipium romano di Acelum e il leone di San Marco, che seduto in segno di pace protegge lo stemma di Asolo, è una ricostruzione del 1800 opera di Antonio dal Zotto a reintegrare quello originario distrutto nel 1797 all’arrivo delle truppe francesi di Napoleone. Questa data, il 1797, pose fine alla Podesteria di Asolo, tagliando il cordone ombelicale che tenne legato il borgo per più di quattrocento anni, dal 1388, alla Serenissima Repubblica di Venezia. Questo distacco era insopportabile per molti asolani che proprio nell’antico caffè ancora presente di fianco alla fontana, oggi Caffè Centrale, organizzarono nei minimi dettagli un piano per attentare alla vita di Napoleone. L’azione sovversiva non venne mai messa in pratica perché dei delatori denunciarono gli attentatori che vennero presto imprigionati, condannati e giustiziati. Ma ritorniamo alla fontane e seguiamo lo sguardo del leone per iniziare ad asolare per le vie del centro. Imbocchiamo la salita della ripida Via Bembo, intitolata al cardinale che compose, tra il Quattro e il Cinquecento, Gli Asolani, dialoghi sull’amore ambientati alla corte asolana di Caterina Cornaro. Il percorso della pittoresca stradina asseconda per un tratto quello della cerchia muraria medievale (9) di Asolo; qui i recenti restauri della cinta ci permettono di riconoscere i punti in cui si inserivano le assi che sostenevano le bertesche, ovvero i camminamenti in legno che correvano lungo le mura. Oltrepassiamo sulla sinistra la casa-torre di Sant’Andrea, per secoli strategica postazione di vedetta sugli accessi da sud e ovest, e scendiamo le scalette che ci portano al punto in cui fino alla fine del XIX sec. si trovava l’ingresso principale alla città: la Porta Dieda. Dell’antica porta rimane l’annessa Torre Dieda, fatale luogo di prigionia del Beato Arnaldo da Limena che a metà del Duecento aveva osato opporsi alla tirannia di Ezzelino da Romano. Inizia qui via Marconi, che nella curva ad angolo racchiude la settecentesca Villa Fietta Serena, altro mirabile lavoro asolano del veneziano Giorgio Massari. Proseguendo sotto i portici sul lato sinistro della strada troviamo infine l’ingresso principale di Villa Freya (4), dimora asolana dell’esploratrice e scrittrice inglese Freya Stark; nel lussureggiante giardino della villa, negli orari di apertura o su prenotazione, è possibile ammirare i resti del teatro romano di Asolo (I sec.). Oltrepassato il cancello di Villa Freya, la breve discesa a sinistra ci porta verso il Portello di Castelfranco, la più recente delle porte di accesso alla città murata, aperta verso la fine del Quattrocento per consentire l’ingresso ad Asolo da sud. Si innesta qui nelle mura di cinta l’antica Casa La Mura, dove alla fine dell’Ottocento il poeta Robert Browning, tazzina di tè alla mano, scriveva Asolando, dal verbo asolare, ovvero “divertirsi all’aria aperta”. A ridosso de La Mura, la cinquecentesca Fontanella Zen (3) segna infatti l’inizio di via Browning, con i suoi freschi e ombreggiati portici che danno riparo a osterie, botteghe e negozi, forieri di irresistibili profumi e colori della tradizione culinaria e artigianale. Percorrendo i portici col naso all’insù, possiamo imbatterci in delicati frammenti di antichi affreschi e, quando la stagione lo consente, in una moltitudine di vivaci e popolosi nidi di rondine. Prima di sbucare nella piazza principale, facciamoci tentare dalla curiosità e abbandoniamo la Via Browning per attraversare la strada e costeggiare il lato della Cattedrale (5). Se ci voltiamo solo un attimo verso i portici potremo ammirare la meravigliosa facciata dei Palazzi Cesana, Polo e Martinelli dei cui affreschi ormai rimane una pallida impressione. Sulla base di uno dei pilastri una targa ricorda il terribile terremoto di Santa Costanza che il 25 febbraio del 1695 devastò il territorio dell’asolano. Proseguiamo e subito sulla sinistra troviamo l’ingresso di una minuta Cappella, intitolata Cappella del Cristo, luogo di intima devozione degli asolani, dove viene conservato un settecentesco crocifisso in legno di forte impatto emotivo, opera di Giuseppe Bernardi detto il Torretto, primo maestro di Antonio Canova. Esattamente di fronte possiamo entrare nella Cattedrale dall’antico protiro del ’400 che riporta in un medaglione lo stemma dell’agnello, Agnus Dei, forse a memoria del vescovo Agnello che nel tardo VI secolo resse la cattedra della diocesi di Asolo, destituita poi nel 969 anche se oggi Asolo ha un suo vescovo solo a titolo onorifico. La Cattedrale, dedicata a Santa Maria Assunta, conserva al suo interno opere di grande importanza storica e artistica come le pale di Lorenzo Lotto e Jacopo da Ponte nella navata di sinistra o la fonte battesimale del ‘500 nella Cappella del Santissimo nella navata di destra, dono di Caterina Cornaro alla città. Usciti dagli ingressi principali, di fronte noi si alza l’edificio che un tempo fu il palazzo vescovile ed ora ospita le sezioni del Museo Civico (7), luogo che sala dopo sala fa rivivere la secolare storia di Asolo dai reperti archeologici ai pregevoli dipinti fino alla memoria delle donne che hanno reso internazionale il nome del borgo: Caterina Cornaro, Regina di Cipro Armenia e Gerusalemme, la Divina Eleonora Duse e l’eccentrica viaggiatrice inglese Freya Stark. Per raggiungere il Museo basta salire la breve scalinata che porta in Piazza Garibaldi. All’angolo troveremo lo IAT (Ufficio Informazione e Accoglienza Turistica) dove poterci rifornire di materiale per approfondire curiosità su Asolo e tutto il territorio. Usciti dall’ufficio si alza sulla sinistra il Palazzo della Ragione (6), luogo della pubblica amministrazione durante la Podesteria veneziana, riconoscibile anche da lontano per il grande affresco della Disfatta di Crasso contro i Parti. L’edificio si divide nella superiore Sala della Ragione dov’è custodito un prezioso marmo del Canova rappresentante Paride e un cenotafio di scuola canoviana, oltre alla cornice affrescata con tutti gli stemma dei podestà a circondare quello di Caterina Cornaro; nella piano inferiore si apre Loggia del Capitano, in tutto e per tutto una parte coperta della piazza di Asolo per proteggere i cittadini dal sole e dalle intemperie e che raccoglie lapidi e affreschi, memorie di antichi edifici e luoghi asolani dismessi o abbattuti nei secoli, tra cui due lapidi tombali con scritte ebraiche provenienti dall’antico cimitero della comunità giudaica. Salendo lungo Via Cornaro ci avviciniamo allo sperone di roccia che regge il Castello ma prima godiamoci i pochi passi alzando gli occhi e ammirando le tracce di affresco sopravvissute sulle facciate e quasi al termine della via riconosciamo l’ostia raggiata simbolo del Beato Bernardino da Feltre, fondatore del Monte di Pietà di Asolo. Conclusa la breve salita, prendiamo il ciottolato che sale a sinistra ed entriamo attraverso il grande portone nell’area del Castello di Caterina Cornaro (16). All’interno dell’edificio, evidentemente rimaneggiato il secolo scorso, in quella che un tempo era la sala del trono e dei ricevimenti ora ha sede il Teatro Duse (17). Passeggiando nell’area all’aperto da una terrazzina sotto l’arco delle mura medievali che proteggono il Castello si possono ammirare i tetti di Asolo, che così tanto ricordano Venezia; salendo la ripida scaletta della Torre Reata, punto di osservazione per le guardie della Regina e prigioni per i suoi nemici, si scorgono altri incantevoli panorami della città dei cento orizzonti, così come anche dalla breve passeggiata panoramica che guarda verso sud o dal Belvedere della Specola a nord che offre alla vista uno sguardo sui palazzi che si snodano lungo Via Santa Caterina e in lontananza dà la migliore visuale del Massiccio del Monte Grappa. Sul colle a sinistra svettano le sagome del Fresco di Villa Contarini detta Degli Armeni (23) e della particolare cupola del suo oratorio. Riprendiamo i nostri passi e al termine del ciottolato del Castello ci troviamo di fronte al Piazza D’Annunzio, un tempo adibita al mercato delle sementi. Il palazzo dalle colonne massicce bianche è Palazzo Beltramini (18), sede del Municipio, realizzato nel ‘700 da Giorgio Massari con un curioso taglio asimmetrico della facciata per rendere in prospettiva la piazza più ampia del reale. Sopra un arco del palazzo di fronte ancora rimane la placca del Monte di Pietà istituito alla fine del ‘400 per mettersi in concorrenza all’attività di prestasoldi delle famiglie ebraiche, che avevano le loro abitazioni lungo Via Belvedere e in Contrada Canova, che si distendono proprio a nord e a ovest del luogo in cui ci troviamo. Sulla facciata del palazzo a nord della piazza, all’incrocio di quattro balconi, la sbiadita immagine del viso del Duce coperto dall’elmetto ricorda uno dei momenti meno gloriosi della storia di Asolo e d’Italia. Scendiamo lungo la silenziosa Via Canova fino a raggiungere la Porta di Santo Spirito o di Santa Caterina, trecentesco accesso alle mura cittadine. Casa Duse (19) è l’edificio bicolore, rosso e bianco, che si appoggia all’arco e sul quale è stata affissa una lapide scritta da Gabriele D’Annunzio che ricorda il soggiorno asolano della Divina. La camera che Eleonora Duse soleva abitare è la stanza le cui finestre si aprono proprio sopra l’arco. Risaliamo Via Canova passando sotto i portici sulle cui travi d’estate le rondini sono solite nidificare per dare alla luce i piccoli che ripartiranno d’autunno, e lungo la via vediamo anche uno dei prodotti d’artigianato asolano più prestigiosi: la Scuola di Antico Ricamo, che con le sue raffinate produzioni ha decorato le case di nobili famiglie italiane e straniere. Lasciamoci sulla destra la Piazza D’Annunzio e proseguiamo diritti lungo Via Dante, che proprio all’inizio sulla destra conserva l’antico portale cinquecentesco della residenza della famiglia Colbertaldo. Alla fine della via alziamo lo sguardo a destra sull’antica Casa Gotica (15) una suggestiva trifora in gotico veneziano riporta nei capitelli delle colonnine dei simboli alchemici, parte dell’atmosfera mistica della città. Ci lasciamo alle spalle la Casa Gotica per proseguire lungo la salita di Via Collegio che ci porta allo storico Albergo al Sole, raffinato luogo di ospitalità e rifugio di ospiti illustri che hanno animato il Novecento asolano, dove è tuttora possibile alloggiare nella camera blu con vista sul cuore della città, per lungo tempo occupata dalla “divina” Eleonora Duse. Continuiamo a salire lungo Via Collegio, che costeggia il fianco sinistro dell’albergo: al termine della salita troviamo la Porta del Colmarion, che più delle altre ha mantenuto il carattere medievale; sul monumento sono ancora visibili il binario sul quale scorreva la saracinesca e alcuni elementi della successiva chiusura con porta a cardini. Salendo un po’ alla destra della porta, troviamo il seicentesco complesso del Convento di SS. Pietro e Paolo (11) , occupato fino ai primi dell’Ottocento dalle monache Benedettine, poi sede delle scuole comunali intitolate, dalla popolazione, a San Luigi. Scendiamo verso la piazza centrale percorrendo il tratto di Via Collegio che costeggia l’altro fianco dell’Albergo al Sole e che ci regala una bella vista sulla Villa Scotti Pasini (14) e sul suo giardino pensile. Scendendo le brevi scalette raggiungiamo la piazza e all’ombra degli ippocastani di Piazza Brugnoli (12) fermiamoci per ammirare la meravigliosa Villa Pasini, dominata sulla vetta del Monte Ricco da una delle facce della Rocca (10). Scendiamo lungo Via Roma, immaginandoci il fasto delle terme romane i cui resti riposano sotto il manto di porfido di Piazza Brugnoli e le cui acque erano alimentate da fonti naturali dei colli convogliate nella Bot (13). Di fronte a noi torniamo a vedere la Fontana Maggiore, punto di partenza e di arrivo del nostro itinerario.