Pacifico Scomazzetto
      "Note sul Passato di Asolo"


      È assai singolare la collocazione di questi scritti alla fine di un volume manoscritto rilegato (1) che, sulla prima pagina di frontespizio, riporta di suo pugno: Proprietà di Pacifico Scomazzetto - copia fatta nel 1858 (all'età di 27 anni).
      * Una prima pagina sulla quale è evidente, nell'angolo superiore destro, un bollo cancellato ed una numerazione.
      * "Notizie d'Asolo Antico - Raccolte da Gaspare Furlani - Asolano"
      (frontespizio + 391 pagine numerate)
      * "Appendice alle Notizie D'Asolo Antica - Divisa in Capitoli VI - Dove molte cose ad Asolo Antico attribuite Parte s'esaminano come dubbiose Parte si negano come false - di Gaspare Furlani - Asolano"
      (frontespizio + 122 pagine numerate)
      * "Aggiunte", ovverosia le note dello Scomazzetto
      (frontespizio + 25 pagine)
      * 53 pagine bianche
      Gli scritti (2) sono costituiti da una introduzione datata agosto 1879 e da 30 note. (La numerazione delle note è mia)
      La datazione delle note inizia con la n. 15: agosto 1881.
      Spesso le note si riferiscono a fatti precedenti.
      Incuriosisce la totale mancanza di riferimenti ai lavori sulle "Terme" e sul "Teatro". In particolare la stesura della nota n.5 non tiene conto di quanto l'autore avrebbe già scritto nella "Note sopra gli scavi praticati nel nuovo piazzale ad uso bovini in Asolo, nel 1877".(3)
      L'unica ipotesi logica che potrei avanzare è che parte delle note precedenti la n. 8 siano anteriori al 1877 e che la data della introduzione sia stata aggiunta successivamente (vedi anche la diversità del tratto di penna).
      L'ultima nota, luglio 1888 (ad un mese dalla sua morte), termina con dei vaghi segni incomprensibili dello schizzo preannunciato.

      (1) Già citato in "la Bot" - Documenti, 10 aprile 1988.
      (2) Probabilmente inediti, vista la collocazione.
      (3) Vedi "Le Terme" - Documenti, 20 gennaio 1992.

      Armen Gurekian


      Scrivo alcune note sul passato di Asolo che amor di Patria e bramosia di antiche cose mi allettarono raccogliere. Sono ben poche finora, ma io vò sperando che s'accrescano col tempo, poichè il suolo dove ergevasi una non spreggiabile città, non dev'essere sterile di memorie della vita e di ruderi di monumenti di essa.
      Specialmente allora quando splendeva la maggior civiltà e possanza romana, questa città sussisteva a capo di un vasto paese, ornata di ricchi edifici pubblici, con personaggi insigniti di eminenti cariche, e governata la pubblica cosa da cittadini romani che non isdegnavano di assumerne il carico. E se il cuore ora spasima di dolore per il triste confronto collo stato presente, non è per questo che si deve defraudare la Patria delle memorie delle sue glorie passate.
      Veramente se mi lusinga dolce speranza, non ho tranquillo l'animo ch'io possa raccogliere copiosi frutti; poichè sono come quel poveretto, che sfiduciato, perchè ultimo, entra titubante in un campo di biade già mietute e da altri spigolate, e va raccogliendo qualche spiga da quelli non vista o rifiutata, e fruga il terreno nella speranza che il noncurante colono n'abbia alcuna sepolta sotto a' suoi piedi, o travolta nel fango dal furor della tempesta.
      Il lettore non troverà ne erudizione, ne le pazienti e dettagliate illustrazioni del benemerito Furlani; non mi sono prefisso che di radunare materiali storici, perchè insieme a quelli finora noti, possino servire a chi volesse avere il nobile compito di occuparsi con serii studi alla raccolta di ordinate memorie dei passati avvenimenti della mia Patria.
      Mi si perdoni la forma scorretta ed il disordine con cui scriverò: sono inevitabili conseguenze di rapide note gettate giù al momento, perchè nel domani sarebbero forse dimenticate, od incomplete nei loro dettagli. Ne mi si dia carico se di minute cose io mi occupassi, forse non saranno inutili, perchè sovente da minimi fatti ne derivano d'importantissimi, ed è compito della storia d'indagare e restituire nei più minuti particolari un mondo che fù.
      Nello stendere queste note io non esporrò che il puro fatto minimamente ampliandolo, ed il lettore potrà scorrerle tranquillo che per me la verità non sarà punto violata. Che se alcune volte il carattere della scoperta mi indurrà ad esporre alcune considerazioni perchè meglio ne sia apprezzata l'importanza, queste avranno quella forma e moderazione necessarie a semplici dilucidazioni.
      Ognuno s'accorgerà di leggievi che a raccogliere quanto mi fù dato di notizie e reliquie di Asolo, mi vi spinse il grande amore per il luogo natio. Ne ciò per vanto o plauso io lo accenno; ho solo soddisfatto un dovere per quanto potei, ma lo ricordo perchè coll'esempio di altri che mi precedettero, particolarmente del Furlani, vorrei trasfondere il sentimento di questo nobile dovere in alcuno de' miei concittadini che con pazienti ricerche e con studiate memorie, continui a diradar le tenebre sopra un passato non oscuro di questa infelice Patria.
      Agosto 1879


      1
      Nella facciata della nostra chiesa ex cattedrale, all'angolo Est trovasi murato il frammento di lapide di

      e più sotto una pietra con due faccie, nell'una in bassorilievo è rappresentata Iside che corre con un vaso nelle mani dal quale sorte un liquido, e nell'altra Arpocrate che fa croce col dito sulle labbra.
      Esaminando nelle mura circostanti se qualche pietra che le componevano potesse avere scolpite lettere, figure od altro indizio di antichità, mi trasse l'attenzione il canale di pietra dal quale sgorgano le acque che servirono ad uso del macello. Siccome una parte di questo canale protende dal muro, osservai scolpita nella faccia rivolta verso la chiesa scolpito un H. Supponendo esservi in continuazione altre lettere coperte dal muro, ne feci levare alcuni sassi e vidi NS e poi un altro Arpocrate eguale a quello murato nella chiesa e quindi Iside nell'altra faccia che si volgeva, ma questa rotta a metà, per lasciar passare l'acqua.
      Esaminata allora diligentemente la qualità della pietra, le figure e le lettere scolpite con quelle infisse nel muro della chiesa, m'accertai essere tutte parti dello stesso monumento, che è un sepolcro.
      L'iscrizione adunque và così completata:

      Per maggior prova che le pietre murate nella facciata della chiesa appartengono al sepolcro che serve come canale a scarico per l'acqua del macello, devo avvertire che in questo canale esistono le parti inferiori delle lettere che mancano alle due parole col T finale


      2

      La piccola chiesa chiamata volgarmente di San Salvaso, ricordata nel diploma dell'imperatore Ottone, venne barbaramente demolita nel 1819 per consiglio di un prete, Bordin Francesco, col pretesto di usare dei materiali per il ristauro del collegio di sua proprietà, in parte poc'anzi incendiato.
      Levato l'unico altare si trovò un sepolcro di marmo usato come materiale. Esso ricorda un C. Coelio insignito di molte cariche. È riportato nel Corpus inscriptionem latinorum al N. 8808, che così si legge

      Questo sepolcro si trova ora in casa mia.
      Le due pietre laterali della porta della suddetta chiesa, sulle quali sta scolpito
      ivi in grandi lettere, vennero collocate collo stesso uso, in quel pergolo del piano superiore del collegio che prospetta i monti. Le lettere sono dalla parte interna e coperte dalla calce. Io le ho esaminate attentamente per rilevare s'era possibile qualche cosa: ma non ne venni a capo di nulla. Le traccie di lettere sono tutto lungo le pietre dalla parte del taglio.
      Queste lettere non sono cancellate con martello o scalpello, portano l'impronta di aver subito una corrosione la quale se fosse stato il tempo a produrla, non avrebbe risparmiato le altre lettere che intatte li leggono; crederei opera del fuoco. È certo che dovevano esistere sopra o porta o finestre, per cui incendiato l'edificio al quale appartenevano, uscendo il fuoco per quei fori, le ha così cancellate in parte. Sarebbero di non poca importanza se conoscessimo quale decreto contenevano.
      Nel mezzo della chiesa esisteva una sepoltura che venne riempita di ossa umane raccolte quando si abbassò il suolo che circonda la cattedrale, anticamente ad uso di cimitero. Nel 1836 l'area di questa chiesa servì anche di cimitero durante il colera.
      Nella speranza di qualche scoperta, ho fatto fare degli scavi nel recinto delle mura: mi lusingava di trovare il pezzo di marmo per completare l'iscrizione di C. Coelio, o qualche altro oggetto; ne fui deluso. Solo ossa, e sempre ossa. Indagai anche nello spazio ove esistette la piccola sacrestia, e vi trovai il pavimento formato di terrazzo, e sotto questo, nel mezzo un nucleo di grosso muro di carattere romano.(1). Forse disfacendo le tronche mura rimaste, si potrebbe raccogliere qualche memoria. Anni sono un contadino ha scavato d'innanzi la porta ed ha trovato alcuni grandi mattoni, che avevano un incavo in una delle estremità, il quale sembra servisse per porvi la mano a comodo per trasportarli.
      Partendo da questi avanzi di S.Salvaso e dirigendosi verso Asolo, la seconda casa che si trova a mano destra ha un ingresso al cortile. I cardini inferiori delle due imposte sono infissi in due pietre che sembrano parti di una sola. La sinistra, entrando, porta scolpito in bassorilievo un grande S, l'altro inciso e posto a rovescio
      L'iscrizione trovata dal Furlani fra le mura di S.Salvaso, che ricorda un voto sciolto alla dea Giunone, per quante ricerche facessi, non trovai alcuna traccia.

      (1) nota a margine:
      supporrei potesse essere .... del sepolcro di C.Celio.

      3

      Il ponte di Pagnano sopra il Muson, venne eretto nel 1872, come ricorda l'iscrizione in pietra posta a sinistra di chi scende il colle di Asolo, e che così venne dettata

      Sopra romani e veneti avanzi
      A più facile accesso
      Asolo ricostruiva
      1872


      Prima di questo ve ne era uno costrutto nel 1550 circa, a grande arco assai incomodo, per l'ascesa e discesa; era formato di mattoni a due corsi, il primo dei quali quasi tutto distrutto, per cui minacciando rovina si dovette abbatterlo.
      Nel libro rosso stà scritto, che nel 1527 essendo il ponte di Pagnan inservibile ai pedoni, ai cavalieri ed ai carri, dovesse erigersi uno nuovo che servisse al bisogno di tutti che infatti venne eretto, ma dopo più che vent'anni.
      Di questo ponte inservibile accennato nel Libro rosso, non trovai alcuna memoria del quando fosse eretto.
      Era formato di due archi, come lo indicava l'avanzo di parte del pilone di mezzo, che era costrutto con pietre tagliate, e circondato da pali di legno assai fitti, forniti di punte di ferro a quattro branche, una delle quali feci estrarre e che conservo.
      Il grande deperimento subito da questo ponte, come accenna il Libro rosso, crederei sia stata l'opera dei secoli, se è permesso congetturare dai pochi avanzi rimasti, i quali invero fanno ritenere essere stati più che sufficienti per non temere il danno delle acque per non pochi secoli. Con questo concetto, che credo giusto, si rimonterebbe a tre, quattro e più secoli all'epoca della fabbrica; il che ci porterebbe all'anno 1000, e forse prima, tempi ai quali non si può attribuire la fattura di quegli avanzi, per cui è duopo discendere ancora, e forse non errò l'epigrafista a chiamarli avanzi romani.
      Pagnano vuolsi sia una corruzione di pagano, o di pago. Infatti memorie romane se ne trovarono per lo passato, ed anco al presente non mancano.
      Pagano anticamente voleva dire abitatore di campagna, e nel disseminarsi del Vangelo, come osserva il Facciolati nel suo dizionario Septem Linguarum, indicava gli idolatri, perchè abbracciato nelle città il Vangelo, erano i villici più tardi e ritrosi a riceverlo, o per motivo della loro rozzezza, o perchè vedevano coloro che lo professavano essere condannati alla morte.
      Nel mezzo del ponte, nel muro di riparo al Nord, v'era un capitello con un dipinto rappresentante la Madonna col bambino, e poco distante a ciascun lato stavano erette due lapidi. Una, la più recente, venne murata al lato sud del ponte, al di là del torrente; l'altra fù trasportata in un locale del Municipio, ma per essere corrosa la pietra non ne resta che una metà dell'iscrizione.


      4

      Nel principio di questo secolo il piano della nostra piazza venne alzato di più di un metro. Nello spazio fra la fontana e le fabbriche che stanno a sinistra, prospettando mezzogiorno, vi era quella colonna che ora è posta nell'ascesa per entrare nel castello o palazzo pretorio un tempo, ora carceri; sopra di essa, al tempo della repubblica veneta, s'innalzava lo stendardo di S.Marco. Sopra la colonna della fontana stava un leone di S.Marco in marmo, che alla venuta dei francesi venne levato e venduto non sò dove.
      Poco dopo il 1850 venne sistemata ancora la piazza e la via larga fino al Pavegion. Ricordo che negli escavi dei canali laterali per gli scoli dell'acqua, si trovarono due mura romane che traversavano tutta la via. Una partendo dal mezzo della strada che scende al macello, si allungava perpendicolare fino ai portici di contro, l'altra parallela a questa, era circa 15 metri più in sù. Furlani cita esserne stata trovata un altra che tagliava il piazzale del Pavegion. Queste mura dimostrano che la planimetria antica di Asolo, era diversa dall'attuale. Supporrei peraltro che la piazza od antico foro, non potesse trovarsi che presso questo centro, ove esiste il maggior spazio meno accidentato del nostro colle, e forse ora lo copre quell'isola di case circondato da portici.
      Nell'abbassare il pian terreno della casa, a cui è addossata la fontanella (2), o pivetta comunemente, parlo sempre della piazza, il terreno estratto era misto a molti cocci di olle vinarie, vasi di terra, di vetro, frammenti di coppe di finissima grana, e si trovò anche un piatto di vetro quasi intiero, ma che non potei avere, perchè spezzato dagli scavatori e dispersi i frammenti. Ho fatto in un angolo di questa casa approfondire gli scavi, ma non trovai il terreno vergine a due metri, e si estrassero sempre cocci e vetri, ed una moneta molto ossidata.
      Nel 1836 dopo il terremoto, per riparare l'angolo a destra della mia casa, che è la prima a manca entrando da piazza nella contrada Didietro (attuale via P. Bembo) , bisognò conficcare molti pali di legno nel suolo per fare solidità al muro. Come pure per erigere l'angolo Est del porticale della chiesa, convenne usare gli stessi mezzi.
      Da ciò deddurei che questa parte della piazza attuale, in antico fosse molto più bassa.
      Ricordo anche che nello scavo del canale per lo scolo dell'acqua, fatto nel mezzo e tutto lungo la contrada Borgonovello, di fronte alla fontanella che è vicina al portello di Castelfranco, si scoprì un tratto di muro.

      (2) Nota: è il fabbricato dell'attuale farmacia.

      5

      L'architrave della porta maggiore della chiesa catt.le era una pietra fatta ad arco, che venne estratta negli scavi eseguiti nel 1830 circa, nella riva Scotti, quando per scarsezza d'acqua della fontana, si tentò riparare alla deficienza. Di questi lavori parlerò in seguito allorchè avrò notizie sicure e dettagliate, che faranno seguito a quelle citate dal Furlani dell'acquedotto. La pietra suddetta aveva dei fregi a basso rilievo nella parte convessa, mi dissero delle foglie ed altro; non sò ma credo scalpellati per ridurla ad architrave. È certo che era parte di un grande cerchio, e che doveva servire in origine quale parte superiore di un parapetto di grande vasca d'acqua, e non crederei essere lungi dal vero nel ritenerla spettante ai pubblici bagni ricordati nella lapide di P.Acilio. Veramente ho sempre dubitato dell'opinione del Furlani, cioè che que' bagni dovessero esistere ove si trova ora la nostra canonica. Difatti l'acquedotto romano si trovò che terminava sotto alla casa Scotti. Lì vicino, nell'orto Battistella, vi è un tratto d'un bel mosaico, il campo bianco con due fascie nere, che doveva far parte d'un grande quadrato. Nella seconda relazione citata dal Furlani, sull'acquedotto, a pag. 160 di questo volume, è detto che cavando sotto al mosaico si trovò della terra nera, poscia un salizado sodissimo, nel quale vi erano pezzi di colonne. Un lavorante addetto a pestare in un mortaio delle droghe e che per ciò fare si poneva sopra il mosaico Battistella, che è quello stesso ricordato nella seconda relazione, mi raccontava che non trovava che certi punti solidi intorno ai quali pareva che sotto al mosaico fosse vuoto.
      Queste due citazioni mi fanno ritenere che il mosaico sia sospeso sopra colonnette, come fù trovato in una parte di esso nel 1638, il che dà la certezza sia stato il pavimento di una sala di terme, cioè del calidarium, o del tepidarium. Forse ulteriori lavori potranno meglio chiarire la cosa, specialmente se il proprietario mi permetterà di fare qualche scavo. Il Furlani riteneva che le terme avessero esistito ove si trova la canonica, perchè là era murata la lapide, indizio poco sicuro al certo, e poi per la posizione naturale molto adatta, ma un altra lo poteva essere egualmente, infine per certe costruzioni ad arco usate a' suoi tempi per la concia del cuoio, che veramente di fattura romana non hanno alcuna impronta.

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      Nella località detta Cendrole, del comune di Riese, in una proprietà del Sig. Giuseppe Trabucchelli fu Angelo di Asolo, a destra della casa colonica, e pochi passi discosto, havvi un monticello dell'altezza da 8, a 10 metri.
      La regolarità della sua forma rotonda, ed il non esservi per molte miglia d'intorno che perfetta pianura, m'insospettì potesse essere arteficiale. Prese informazioni dai contadini venni assicurato che in cima di questo monticello vi sono sepolte le basi di quattro pilastri di terra cotta o mattoni; che 15, o 20 metri discosto v'era un pozzo, ora otturato, il quale nella sua canna a 2 metri di profondità, aveva una piccola porta che metteva in un corridoio, la cui direzione era precisamente rettilinea col monticello. Mi mostrarono una fossa d'acqua, posta fra il pozzo ed il monticello, ove vidi dei grandi mattoni, che mi parvero romani, i quali, mi dicevano fossero della parte superiore del corridoio che è fatto a volto. Mi dissero anche che il terreno a sinistra, vicino al monticello, cinquant'anni sono, era pieno di piccoli tumuli di terra, che vennero distrutti per la coltivazione, e si trovarono fra terra, oggetti di bronzo ed anche d'argento. Sarebbe bene fare un'esplorazione.

      7

      Il prete Cappelletti nel X vol.me a pag.a 704 della sua opera, Le chiese d'Italia, dopo aver scritto cose non molto cortesi pegli asolani, soggiunge
      "Nel 1049, al sinodo romano del Papa Leone IX vi si incontra sottoscritto Ugo Asiliensis. Sul qual Ugo qualificato vescovo di Asolo, malgrado la donazione fatta del castello di Asolo a Rozo vescovo di Treviso dall'imperatore Ottone I, sembrami dover dire che il Papa forse non l'avesse per anco sanzionata, sicchè per un mezzo secolo e più abbia continuato Asolo ad avere il suo vescovo. Non così in seguito ecc."
      Questo Ugo sarebbe il terzo vescovo di Asolo finora conosciuto, forse non l'ultimo nominato dal Papa, ed è certo che ulteriori ricerche, specialmente nei codici del Vaticano, ne faranno palesi degli altri. In quasi dieci secoli che Asolo ebbe vescovi, il loro numero non deve essere indifferente, e quà o là ne deve essere ricordato qualche altro ancora.

      8

      In villa d'Asolo in un podere del C.Albrizzi che ha per affittuale Gazzola Sebastiano detto Barisat (?), nel 1878 si scoprì un tratto di terreno selciato a grandi sassi, che il contadino suddetto mi disse fosse fatto a conca. Vi erano molti frammenti di grandi tegole e me ne venne portata una di intiera con la seguente marca a lettere rilevate,


      9

      Pochi anni sono in Crespignaga nello scavo fatto per il canale della Brentella, dietro la casa Pellizzari al di là della strada, si trovarono molti frammenti di ampolle di terra della forma come la cuccuma da caffè. Si raccolse anche una fiala di vetro colorata a spira, che fu venduta in Venezia al mosacista Salviati. Non fui presente a quegli scavi, ne finora fare alcun assaggio in quel terreno, ma suppongo quegli oggetti pervenire da tombe.

      10

      A pagina 209 Furlani cita Coll'alto tutto intrecciato di grosse mura sepolte. Nel 1875 circa, nello scavo di una vigna si scoperse, e mi si portò che conservo, una vasca di pietra alta cent. e larca c.
      Ha il coperchio, pure di pietra, unito con ferri snodati ed impiombati. Conteneva un grande vaso di vetro alto cent. di forma rotonda, a larga bocca, ma fatalmente spezzato e mancante in parte, sicchè non ho potuto ricomporlo intieramente. Eravi dentro l'ampolla lacrimale, pochi resti di ceneri ed ossa, ed una moneta dei primi tempi dell'impero romano.

      11

      In un fondo dei C.Rinaldi in Villa d'Asolo, lavorato da certi Dalbello di (?) Menegon, si estrassero dal suolo, mi dissero, grandissimi mattoni, oltre un metro (?) e tubi di piombo.

      12

      Nell'orto del sig. Vettoruzzo Artemio, la casa del quale è vicina alla mia, in uno scavo alla profondità di mezzo metro si scoperse un muro i di cui sassi erano uniti con una materia che al colore ed al tatto sembrava creta. Vi erano carboni, pochi oggetti di rame spezzati fra i quali una piccola armilla, ed una ago crinale. Si trovarono anche due fa.....le (?), e due pezzi di granito, che avevano servito come macina. Spero con ulteriori indagini scoprire migliori dati per precisare possibilmente a qual epoca rimonti quell'abitazione.

      13

      A Fonte in vicinanza del torrente Astego in una località chiamata si scopersero dei sepolcri formati di tegole ed anche con muri. Non ho potuto essere presente quando si scavarono, per cui non posso dare una esatta descrizione. Dalle monete che il contadino aveva conservato rimontavano al secondo secolo. Aveva raccolto anche diversi oggetti di bronzo, che mi feci cedere e conservo; cioè una piccola fibula, un armilla semplice, due anelli, non per dita, ed altri oggetti che non sò qualificare se non attribuendo facessero parte di arnesi di cuoio, forse una cintura. V'erano diversi frammenti di tegole; una portava in rilievo parte del bollo già noto per altri esemplari trovati in Asolo e dintorni,

      14

      Le scoperte fatte all'estero che levarono tanto rumore fra gli scienziati, e creò un nuovo ramo della storia, la Paletnologia (3), mercè le ricerche di amorosi cultori, si succedettero e moltiplicarono rapidamente anche in Italia. Ad ogni annunzio di nuove scoperte mi si destava nell'animo quasi un invidia, poichè ambiva che il mio suolo nativo partecipasse all'onore d'avere dato stanza a quei remoti esseri umani, che nelle selci da loro scheggiate, lasciarono memoria del principio della nostra civiltà.
      Non esistendo ne' miei colli alcuna caverna che desse speranza avesse servito d'abitazione all'uomo primitivo, e le posizioni elevate escludendo qualunque idea abbiano potuto esistere abitazioni lacustri, mi sfiduciava, e perdetti quasi la speranza di trovarne alcuna traccia. Ma non volli avere il rimorso di aver trascurato qualsiasi ricerca, e mi diedi ad investigare qualunque luogo ove il terreno era stato smosso, e specialmente i mucchi di sassi, le frane e ricercando tutti i contadini se mai avessero trovato dei sassi foggiati a punta di freccia ecc. ecc. Fù ogni fatica sprecata, e già disperavo, nel 1875, un caso fortuito appagò i miei desideri. Ai piedi del nostro colle, rivolte al meriggio esistono due fornaci di mattoni. La terra che si presta alla cottura ha uno spessore di 3, 4, ed anche 5 metri, di colore giallo e posa sopra un letto di ghiaia. Questa terra è seminata di sassi, quasi sempre di selce, dai lavoranti chiamate scheggie. Mi venne sospetto che colà potessi trovare quello che cercavva. Portatomi sul luogo degli scavi non mi fu dato vederne alcuno, ma entrato in casa di uno dei lavoranti e ricercatolo se ne avesse raccolti, mi presentò una bella punta di freccia di color giallo-rosso; interrogato se ne trovavano spesso e da quanto tempo, rispose aver udito che da quando aveasi attivata la prima fornace, cioè da circa 100 anni e più se ne trovarono sempre, di forme molto varie, ma che si gettavano in buchi sotto alla terra vegetale. Disse che più di frequente esistevano in vicinanza del colle, divenendo sempre più rare e mancando affatto coll'innoltrarsi nella pianura. Lieto della scoperta, promisi ai lavoranti piccole mancie se me ne portavano, e difatti a quest'ora ne ho un bel numero, deplorando che non sieno state raccolte fino dal principio, che ne avressimo una ricchissima collezione.
      Sono esse selci archeolitiche o neolitiche ?
      Nuclei, rifiuti, punte di freccie, di giavellotti, di lancie, coltelli, seghe, raschiatoi, punteruoli, lisciatoi, insomma ogni genere di oggetti necessari ad un nucleo di popolazione, per usi domestici, di caccia, o di difesa, che da se stessa fabbricavasi.
      Dalle forme più rozze si arriva alle più perfette.
      Raccolsi un dente di squallo usato come punta di freccia, qualche guscio d'ostrica, e cocci di grandi e piccoli vasi di terra grossolana con rozzi rilievi, o graffiti. Raccolsi anche dei pezzi lunghi e rotondi di terra cotta, ramificati, irregolari, che pareva avessero in origine un foro internamente, e che è pieno d'una terra nera e dura.
      Questi oggetti litici sparsi in un terreno dello spessore di 3, a 5' metri, fanno supporre che la stazione di quegli uomini primitivi fosse in un luogo superiore, e che in forza di una grande massa d'acqua sieno stati travolti ai piedi del colle, e colà depositati colla creta, nello stesso disordine che furono trascinati per la china. Infatti raramente se ne trovano due accoppiati, ma dispersi ad intervalli in tutto quello spessore di creta. Il credere che siano colà depositati da una corrente d'acqua che veniva dalla pianura, non è possibile, essendo chè nella via percorsa l'acqua ne avrebbe ne avrebbe pur depositato qualcheduno, ma all'infuori di quel luogo non se ne trovano in altri nella pianura.
      Di più il fatto stesso che verso il colle, ove il terreno ascende, gli oggetti sono più numerosi, accerta la loro provenienza dal nostro colle; fuori di quella certa qualità di creta non ne esistono.
      Poche selci ne trovai anche nel versante del nostro colle; ed una sola ne ebbi da Cornuda.

      (3) A lato correzione a matita : Paleontologia

      15

      1881. Agosto.Nel nostro duomo, di contro alla cappella del battistero, nel muro che sostiene il terreno della piazza, venne fatto un foro, per fare una nicchia. Vidi che ne esisteva un altra, profonda un metro, con pittura dello scorso secolo, che fù murata allorchè si appoggiò a quel lato l'altare dei battuti, il quale di poi, 1870 (6?), venne trasportato di faccia alla cappella del S.Sacramento. Distrutto il muro di questa vecchia nicchia vidi che al basso per 2 metri d'altezza eravi puddinga in disgregazione, e sopra terra mista ad ossa umane; ma eravi anche uno scheletro intatto, coricato sul fianco sinistro rivolgendo la schiena alla chiesa. La posizione anormale di questo scheletro, con la nessuna traccia di sepolcro, darebbe a credere ad una inumazione senza rito, ed eseguita in fretta, non potendosi ammettere, che sia stato gettato là quand'era scheletro, poichè si sarebbe scomposto, e non rimasto intatto. Feci questa operazione perchè ritengo che quell'avanzo umano, rimonti ai tempi romani, od almeno dei primi secoli, avendo colà raccolto frammenti di marmi lavorati e mattoni romani.

      16

      1879. 5 Giugno. Per rifare il muro posto a mezzodì del cimitero di S.Angelo (4) si scavò per le fondamenta. L'altezza del piano del cimitero dalla riva sottoposta è di M. 4, collo scavo se ne ebbero 5, e mi fu dato esaminare tutto quello spessore.
      Fino a 4 m. di profondità ossa umane , lo chè prova che il livello del cimitero venne alzato piu volte. Subito sotto, uno strato di calcinacci, poi per un metro di spessore, terra nera, cocci e frammenti di mattoni romani. Colsi una moneta con testa coronata e barba; lessi solo . La chiesa di S.Angelo è opera del 1400 circa. Dietro il coro, pochi anni sono, si trovò un forte pavimento di lavoro romano.

      (4) Nota: L'attuale S.Gottardo

      17

      Nel luogo ove esisteva il convento dei frati riformati, questo venduto dal governo italico ed acquistato da una famiglia Beltramini ora estinta, e demolito poco dopo, fù scoperta l'iscrizione (5) in pietra del nostro Forlani, che esisteva sulla sua tomba. Era in frammenti, li unii e tengo cara questa memoria del benemerito cittadino.

      (5) a lato: sepolcrale

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      1882. In Pagnano, in un podere di certo Bernardi Giovanni fù Bortolo, ora di Dedomenici Domenico, si trovarono mura sotterra che distrutte fornirono il materiale per la fabbrica della casa ivi esistente. Il suddetto Bernardi mi disse avere colà raccolto anche la testa ed una gamba di una piccola statua di marmo, e mi mostrò parte di una ricca cornice di pietra fatta ad arco. Dissemi pure che nello scavare il terreno scoprì un foro profondo che lasciò inesplorato.

      19

      A metà circa del forestuzzo, o foresto di Castelfranco, ove la via si biforca, l'angolo è occupato da una casa della nob. Farolfi (?) Beltramini Chiara. Nei muri si vedeono frammenti di colonne scannellate e pietre scolpite con ornati, nonche mezza figura in basso rilievo con ali al dorso ed alla testa, Mercurio?, questo vero strada, al piede del muro. Nella vigna annessa si trovarono fondamenta di mura, e pietre lavorate.

      20

      1883. Febb. Nel versante meridionale della vigna Braga (?) ora Fietta nob. Antonio, in seguito a lavoro agricoli si scoprì un sepolcro già manomesso e sconvolto dell'epoca romana, nel quale raccolsi un lume di terra cotta, con marca, assai corrosa, ma che parmi nuova fra noi.

      21

      In Pagnano nella località detta Pianor, o dei Stefen, nella primavera del 1880, in un fondo di proprietà Maran (?), l'affittuale Favretto Angelo detto Dei Zonchi (?) nello scavare una impiantagione di viti, trovò una soglia di porta coi fori ove giravano le imposte, di epoca indubbiamente romana, un frammento di vasca di pietra, e fondamenta di muro.

      22

      1884. 10 Marzo. In un fondo di proprietà Murer Valentino in Crespignaga confinante con Villa d'Asolo, chiamato dai contadini le Sete, furono scoperti dei sepolcri che andai questa mattina ad esaminare. Sono cinque, una fra i quali d'un fanciullo. Sono composti di embrici; una (?) misurava cent. 68 x 50. Erano pieni di terra, colla parte superiore schiacciata. Pare che a difesa del cadavere gli embrici fossero collocati a tetto piovente. Sono perfettamente orientati ad Est, ma colla rimarchevole differenza che non tutti hanno la stessa posizione degli scheletri. Quantunque fossero in gran parte distrutti, pure ho costatato che uno aveva i piedi a levante, e due la testa verso quel punto. Circa 20 metri distante, sempre ad Est, si trovò in mezzo a terra nera due vasi. e già dai contadini fatti a pezzi. È curioso di trovare in uno stesso luogo due metodi di sepoltura, che a quanto mi parve sono presso a poco della stessa epoca. Gli embrici non hanno anlcun bollo, probabile quindi del tempo di Augusto.
      Mi dissero esservi una tradizione colà, cioè che siavi sepolta una groppa(?) d'oro, od una palla.
      Pochi giorni dopo si trovò una lucerna fittile a .....(?)

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      1885. 25 Genn.
      Certo Pellizzer Gaetano d. Battamè di V. d'Asolo fittuale di un fondo del sig. Luigi Zanella, dissemi che 6 anni sono nello scavare una nuova fossa per acqua, vicino alla vecchia dinnanzi la casa raccolse ad un metro di profondità, poggiata sulla terra vergine, una casetta di cotto lunga circa cent.15 e larga cent.10, col coperchio che perfettamente chiudea entrando nella casetta. Aveva una linea di caratteri sul coperchio,e due o tre altre in un lato della casetta. Eravi dentro, dicevagli, degli avanzi di tela. Depositata nella sua camera da letto, se ne serviva come ripostiglio di oggetti minuti. Un giorno, lui assente, i suoi piccoli figli, la portarono giù nel cortile, dove giocando la spezzarono, ed i frammenti vennero dispersi. Due anni dopo ebbi di ciò notizia dallo stesso Pellizzer, ma perquanto venisse il terreno cercato, non si rinvenne alcun frammento. Mi venne in pensiero di far fare degli scavi, ma trovai dell'opposizione, e nessun indizio, diceami il contadino, aveva veduto che altre ve ne potesse essere.
      Volli ricordare questa scoperta, essendo per un fatto del tutto nuovo, il rinvenimento di una casetta di terra cotta, probabilmente un urna cineraria, poichè i residui entro trovati non potevano essere che ceneri, e forse qualche avanzo di lingeria.
      Ciò mi darebbe a sospettare potesse essere un cimelio euganeo, sull'usanza etrusca. Confermerebbe questo la forma dei caratteri, che il contadino asseriva non aversi potuto leggere da quanti li videro, sebbene ai contadini anche il latino graffito è inteligibile.

      24

      Dietro la chiesa di S.Angelo. o S.Gottardo vi è sepolto un pavimento romano di calcestruzzo.
      Vedi M.d. della Bibli. Capitol..(?) di Iacopo (?).Notizie di Asolo antico e moderno di Nadal (?) Melchiori.


      25

      Sul versante nord del monte detto Forabosco, che stà sopra il casonetto, sulla strada che va a C.Cucco, venne trovato un bel mercurio in bronzo, alto circa cinque centimetri; come pure un piccolo quadro di marmo lavorato con un ferro infisso nel mezzo, d'un altro pezzo di pietra a guisa di manico di bastone, la cui superficie lavorata non si comprende se sia naturale, od arteficiale.


      26

      A pagina 237 il Furlani asserisce che il nostro duomo era merlato nella facciata, prima del ristauro subito dalla chiesa nel 1606, e che i merli si potevano vedere levando l'intonaco di calce. Quest'anno, 1885, ho fatto fare un assaggio in tutta la parte superiore della vecchia facciata, e non ho trovato che un fregio di mattoni in forma di archetti intersecantisi Forse sopra a questi archetti, più internamente si troverebbero i merli


      27

      1887. Aprile: Un altra base di pilastro, verso sud, venne scoperta negli avanzi del teatro romano, dietro la cavea, di contro la pianura, verso est.
      Morto il proprietario della riva ove esisteva il teatro, venne comperato da certo Sig. Krumi, il quale distrusse tutte le vestigia, lasciando solo il gran dado di pietra, sito fra due soglie di porte. Esaminando bene il dado, trovai due piccoli buchi quadrangolari nella faccia superiore, all'estremità del lato che fronteggia la cavea. Giudico che quei buchi fossero fatti per due ferri che tenevano fissa in quel lato una lastra di pietra, probabilmente un iscrizione. Nello sterro degli avanzi ho trovato 14 frammenti di pietre scritte, alcune delle quali imperiali secondo Momesen, e forse uno dei frammenti appartenevano all'iscrizione del dado.

      La proprietà del suddetto stabile, è passato ora, Luglio 87, ad un inglese, certo Jungh.


      28

      Una sorgente posta a nord della Rocca, e nello stesso colle, venne fino dai tempi romani utilizzata per accrescere l'altra che dava acqua alle terme. Constatai questo per dei tubi di piombo, di forma romana, che furono scoperti nel 1840 circa, nello spazio fra le due fonti. In quest'anno, 1887, Settembre, nel fare un nuovo canale, per riunire queste due acque, si trovarono degli altri tubi di piombo, circa 12 metri, del diametro di cent.10, presso a poco, di forma pure antica, cioè una lastra di piombo piegata e saldata nei due labbri.
      La porta del nostro acquedotto romano, a mio vedere (?), è antica. Essa presenta una forma primitiva, colle pietre sporgenti degli stipiti verso la sommità.
      L'architrave, superiormente, all'interno, ha incisa una data, 1437, ? Ma nella fascia di sotto, vi sono delle lettere che fanno sospettare sieno romane.


      29

      Nell'ex palazzo pretorio, ora carceri, in un gradino della scala esterna sta inciso

      Nello stipite destro della stanza di sotto al teatro, un pezzo di pietra rovesciato, porta scritto


      Nello stesso stipite, più sotto

      In capo del muro a sinistra del Belvedere
      lettere alte cent. 8


      30

      Si stà scavando d'innanzi alla facciata del nostro duomo, per trovare il terreno solido, onde fabbricarvi sopra il muro per rendere diritta e perpendicolare la facciata stessa.
      Ad un metro e mezzo si trovarono delle mura, che per la loro grossezza metri uno , e più non potevano appartenere a sepolcri, ma a fabbricati anteriori alla chiesa. Lo scavo molto limitato, non permette di fare supposizioni, a qual uso servissero i fabbricati, ma i materiali che li compongono li fanno ritenere di epoca romana, cioè grandi mattoni e frammenti di marmo.
      Alcune mura sono parallele alla facciata, altre perpendicolari, ed altre oblique. Queste avevano nel mezzo, un solco, o fessura, profonda oltre un metro, e larga cent:10. Ne dò uno schizzo.

    Manoscritto, inedito, Archivio Gurekian