Mario De Maria (Marius Pictor)

        Il pittore Mario De Maria (Marius Pictor) (Bologna 1853 - Venezia 1924) inizia gli studi presso l'Accademia di Bologna. A venticinque anni si reca a Parigi dove i suoi veri maestri furono i quadri del Louvre. Tornato in Italia, a Roma entrò a far pare del gruppo "In aerte libertas". Le sue opere non furono molto apprezzate giacché si discostavano troppo dall'impianto realistico ed accademico, pur essendo essenzialmente figurative.
        Il primo vero successo gli arrise in una mostra del 1886, dove le sue opere ebbero il plauso della Regina Margherita.
        Da Roma, andò ad abitare a Venezia, sulle Zattere. Si deve in gran parte a lui l'istituzione, impresa assai audace per la difficoltà di reperimento dei fondi che per la diffidenza degli artisti stranieri, della Biennale di Arti Figurative, attualmente uno dei fiori all'occhiello non solo di Venezia, ma di tutta l'arte contemporanea.
        Intanto continuava con successo la sua attività di pittore apprezzatissima in Italia ma ancor più in Germania, a Brema, dove conobbe ed amò, e poi sposò, donna Emilia, tedesca, di Brema, "gentile e bella".
        Probabilmente deriva dal soggiorno nel mondo germanico lo stile composito, tra gotico e tedesco, con la quale costruì la sua casa in via Canova, a fianco della casa Puppi.
        Asolo non fu solo il soggiorno di villeggiatura ma dimora pressoché costante. Dovette allontanarsene nel corso della prima guerra mondiale, dopo Caporetto.
        L'amicizia con i maggiori artisti così detti decadenti ed estetizzanti del tempo, tra cui D'Annunzio per cui illustrò l'"Isaotta e Gattadauro", ha fatto annoverare il De Maria fra questa scuola.
        Le sue opere principali sono essenzialmente caratterizzate dalla presenza di notturni e di luci contrastanti. Ricordiamo "Peste di Roma nel 600", "Il fabbricante di scheletri", "Monaci delle orbite vuote", "Giornata Funesta". Notturni drammatici e funerei.
        Per Malipiero fece il frontespizio delle "Sinfonie del Silenzio e della Morte". Curò anche le scene per la rappresentazione al Teatro Costanzi di Roma, nel 1914, dell'opera "Canossa".
        Passata la guerra, cambiati i tempi, scomparsa la aristocrazia economica che aveva apprezzato i suoi quadri, forse un po' dimenticato dalle nuove generazioni, si spense a Venezia a 72 anni di età.