Cantiere '97
    Il Teatro Romano


    ASOLO 1997
    Cantiere archeologico per il restauro








    18 - 22 agosto 1997

    Una volta catalogato il materiale proveniente dal potente strato di crollo, composto in particolare da lacerti di intonaco dipinto e stucchi (pregevoli quelli decorati da figure di Eroti e da crateri con racemi di acanto) è stato ultimato l'asporto dello strato caratterizzato da mattoni frammentati e "scottati". In esso è stato rinvenuto numeroso materiale da carpenteria, soprattutto chiodi di varie dimensioni e tipi.
    È stato così messo in luce su tutto il settore di scavo il pavimento del criptoportico costituito da uno strato di limo verdastro molto compatto che andava a livellare la superficie. È stata individuata inoltre la base di un secondo pilastro (vedi sotto) e il crollo dei laterizi che ne costituivano l'alzato: in questo caso è stato possibile metterlo in relazione con un frammento di capitello modanato rinvenuto nella stessa area ma negli strati più superficiali.

    prof. Guido Rosada coadiuvato da:

      dr.ssa Maria Teresa Lachin
      (responsabile di cantiere)
      dr.ssa Maria Stella Busana
      (stratigrafia)
      dr.ssa Stefania Mazzocchin
      (materiali)
      dr.ssa Isabella Modugno
      laureandi: Massimo Betello
      Nadia Gobbato
      Mauro Maschio
      Ines Millioni
      Giovanni Pianegonda

    11 - 14 agosto 1997

    Ultimato l'asporto del potente strato di crollo individuato a ridosso del muro settentrionale del criptoportico e caratterizzato dalla successione (dall'alto verso il basso) di blocchi di conglomerato, lacerti di intonaco dipinto e stucchi, infine di laterizi, è stato messo in luce uno strato che interessa tutto il settore di scavo e che risulta caratterizzato dalla forte presenza di laterizi frammentati e "scottati", da parti lignee combuste e da numeroso materiale metallico, in particolare chiodi di varie dimensioni e forme.
    Con molta probabilità anche questa unità stratigrafica può essere messa in relazione con una delle fasi di crollo delle strutture del criptoportico, anche lignee (travi del soffitto o del solaio), che dovettero subire l'azione distruttrice di un incendio o di una combustione naturale (vedi la presenza dei laterizi "scottati").
    In questo contesto è stata messa in luce inoltre la base quadrangolare in laterizi di uno dei pilastri mediani che dividevano in due navate l'aula del criptoportico.

    prof. Guido Rosada coadiuvato da:

      dr.ssa Maria Teresa Lachin
      (responsabile di cantiere)
      dr.ssa Maria Stella Busana
      (stratigrafia)
      dr.ssa Stefania Mazzocchin
      (materiali)
      dr.ssa Isabella Modugno
      laureandi: Massimo Betello
      Nadia Gobbato
      Mauro Maschio
      Ines Millioni
      Giovanni Pianegonda

    4 - 8 agosto 1997

    L'indagine è proseguita in corrispondenza del settore orientale del criptoportico e a ridosso del suo muro settentrionale (settori 1 e 3). Nella prima area sono state individuate e vuotate le fosse di spoliazione tardo-antiche e medioevali (finalizzate all'asporto in particolare di materiali laterizi); sono stati messi in luce inoltre i livelli di crollo non manomessi relativi alle strutture dell'alzato del criptoportico. Questi si caratterizzano per la presenza, soprattutto a ridosso del muro settentrionale, di lacerti di intonaco dipinto (rosso "pompeiano", azzurro, giallo, con decorazioni vegetali o semplici campiture) pertinenti, con tutta probabilità, alla decorazione parietale del piano superiore del criptoportico.
    Nella seconda area, oltre alla struttura non ancora ben definita posta a circa m 1.90 dal filo esterno del muro nord del criptoportico, è stato rinvenuto un taglio nell'argilla largo circa m 0.70 circa, di cui non si è certi se corrisponda ad una delle trincee praticate dallo Scomazzetto ovvero a un intervento di epoca antica o post-antica. In ogni caso lo scavo ha confermato che il muro della grande sostruzione fu costruito contro terra o meglio contro lo strato di argilla posta subito al di sopra del bed-rock.

    prof. Guido Rosada coadiuvato da:

      dr.ssa Maria Teresa Lachin
      (responsabile di cantiere)
      dr.ssa Maria Stella Busana
      (stratigrafia)
      dr.ssa Stefania Mazzocchin
      (materiali)
      dr.ssa Isabella Modugno
      laureandi: Massimo Betello
      Nadia Gobbato
      Mauro Maschio
      Ines Millioni
      Giovanni Pianegonda

    28 luglio - 1° agosto 1997

    L'intervento nel settore orientale del criptoportico, dopo l'asportazione degli strati superiori di deposito humotico, ha individuato un livello attribuibile alla sistemazione dell'area effettuata dopo gli scavi di Pacifico Scomazzetto (1879 -1881). Il terreno si presentava non solo interessato dalla stenditura di materiale di riempimento derivato dal precedente asporto per l'indagine ottocentesca, ma pure variamente intaccato da buche per l'alloggiamento di piante. Lo strato era caratterizzato da matrice terrosa e argillosa e da scheletro costituito da vari materiali antichi di risulta. Si sono messe in evidenza anche talune fosse o "tasti" attribuibili allo Scomazzetto che in talune aree approfondiva solo parzialmente lo scavo, dando importanza in particolare all'individuazione delle strutture murarie. Tra i citati materiali non in giacitura primaria conta segnalare tre monete, di cui una tardo imperiale (tutte da restaurare per una lettura più attendibile), due frammenti di laterizi con marchio di fabbrica Publica (attestato solo ad Asolo), una base lapidea di colonna con imoscapo segnato da scanalature (era parte di una colonna con fusto in elementi laterizi rivestiti di intonaco). In chiusura di settimana è emersa una lastra in pietra di notevoli dimensioni e spessore (forse una soglia).
    Infine sul muro a monte del criptoportico si è individuata una fossa di spolio tardo antico/medioevale con almeno due livelli di riempimento (tale fossa fu ricavata "risparmiando" l'intonaco di rivestimento interno della struttura). Ancora non del tutto chiarite sono le caratteristiche costruttive di tale muro, in relazione anche agli elementi lapidei e laterizi con legante che si trovano subito a settentrione di esso.

    prof. Guido Rosada coadiuvato da:

      dr.ssa Maria Teresa Lachin
      (responsabile di cantiere)
      dr.ssa Maria Stella Busana
      (stratigrafia)
      dr.ssa Stefania Mazzocchin
      (materiali)
      dr.ssa Giovanna Pietra
      (planimetrie)
      dr.ssa Barbara Repetto
      laureandi: Antonio Faggin
      Ketty Gobbato
      Francesco Lazzarini
      Giorgia Pesce

    21-25 luglio 1997

    Nel corso della settimana è stata completata la ripulitura di tutte le strutture in luce, compresa l'area dei pilastri dell'ambulacro meridionale. Insieme si è proceduto al controllo delle planimetrie, che hanno mostrato solo qualche modesta lacuna in coincidenza di circoscritti settori lasciati in precedenza ancora con qualche straterello di copertura.
    È stato altresì ultimato lo scavo del muro settentrionale del criptoportico, ma non la definitiva pulitura, che potrebbe dare informazioni interessanti sulla tipologia del manufatto architettonico. Resta da spiegare, per esempio, la natura di alcuni allineamenti di conci e di stesure di malta che non sembrano legati strutturalmente al muro e poggiano su un livello naturale e/o di livellamento a matrice argillosa.
    Infine si è aperto il saggio più impegnativo e consistente del nostro intervento in corrispondenza del prolungamento orientale del criptoportico (fino a 1 m circa dal muro di confine con la proprietà finitima). Si sono individuati vari livelli, tra cui quello attribuibile alla risistemazione dell'area da parte dello Scomazzetto (seconda metà del secolo scorso) e quello ancora integro, perché risparmiato dallo scavatore ottocentesco, corrispondente allo strato di crollo in situ), nonché alcune buche forse risalenti a spoli antichi.
    Una ampia fossa superficiale era stata scavata intorno agli anni Sessanta per uso di immondezzaio.
    Qualche rallentamento dei lavori è stato causato dalla necessità di spostare due rosai e dal taglio di un albero non pregiato (le essenze erano poste sulla linea dei supporti della progettata copertura del criptoportico).

    prof. Guido Rosada coadiuvato da:

      dr.ssa Maria Teresa Lachin
      (responsabile di cantiere)
      dr.ssa Maria Stella Busana
      (stratigrafia)
      dr.ssa Stefania Mazzocchin
      (materiali)
      dr.ssa Giovanna Pietra
      (planimetrie)
      dr.ssa Barbara Repetto
      laureandi:
      Antonio Faggin
      Ketty Gobbato
      Francesco Lazzarini
      Giorgia Pesce

    14-18 luglio 1997

    Si è continuata la ripulitura delle strutture del teatro messe in luce negli anni precedenti.
    Il lavoro è stato completato sia per il settore dell'edificio scenico, sia per quello dell'orchestra, comprese le canalette di deflusso idraulico.
    Tolti i teloni di protezione, lo stato di conservazione dei resti architettonici è apparso buono; anche i limitati interventi di restauro hanno mostrato una buona tenuta nel corso del tempo.
    È stato altresì quasi ultimato lo scavo lungo la cresta del muro interno (o a monte) del braccio E-O del cosiddetto criptoportico (volto a creare l'alloggiamento per i sostegni della copertaura dell'ambiente seminterrato).
    Da quanto finora emerso la sua potenza sembrerebbe assai più ridotta rispetto ai dati forniti nel 1988 da un sondaggio esplorativo effettuato sulla stessa struttura in senso N-S.
    Si è infine asportata la cotica erbosa e parte dell'humus sottostante nell'area del criptoportico che resta ancora da scavare nella proprietà di villa Freya.

    prof. Guido Rosada coadiuvato da:

      dr.ssa Maria Teresa Lachin
      dr.ssa Stefania Mazzocchin
      dr.ssa Giovanna Pietra
      dr.ssa Barbara Repetto
      laureandi:
      Marta Conventi
      Antonio Faggin
      Ketty Gobbato
      Francesco Lazzarini
      Giorgia Pesce

    7-11 luglio 1997

    Da lunedì 7 luglio, dopo una pausa di quattro anni, sono ripresi i lavori di indagine archeologica presso il teatro romano situato nel parco della settecentesca villa Freya di Asolo.

    La rinnovata esplorazione ha come obiettivo la verifica dello stato delle strutture già messe in luce in precedenza (1988-1993) e un ampliamento dello scavo nel settore del criptoportico. Tutto ciò come momento preliminare al restauro del complesso architettonico, restauro che subentrerà tra la fine di agosto e gli inizi di settembre. Tali interventi rientrano nel progetto di valorizzazione di tutta l'area del giardino di villa Freya attraverso la creazione di un parco archeologico.

    Nel corso della prima settimana di lavoro si sono effettuate le prime pulizie delle strutture (rimaste per quattro anni coperte da teloni protettivi) e si è proceduto al consolidamento della tettoia del criptoportico. Qui il degrado dell'intonaco che ricopriva le pareti della sostruzione è particolarmente evidente, dato che, pur a fronte di molte segnalazioni, non si è intervenuti in tempo per una sua adeguata salvaguardia.

    prof. Guido Rosada coadiuvato da:

      dr.ssa Maria Teresa Lachin
      dr.ssa Giovanna Pietra
      dr.ssa Barbara Repetto
      laureandi:
      Antonio Faggin
      Ketty Gobbato
      Francesco Lazzarini
      Giorgia Pesce