il maglio

    Il Maglio

    Topografia e Storia

      Il Maglio di Pagnano è posto alla base occidentale dei rilievi collinari dove ha sede il centro urbano di Asolo, presso l'incrocio tra il Foresto di Pagnano proveniente dalla città e il torrente Muson.
      Da un rapido esame del comprensorio geografico si coglie con evidenza come l'officina fabbrile occupi una posizione nettamente differenziata rispetto all'ambito del centro urbano; quasi 2 km. infatti separano la "contrada del Ponte", dove si trova il Maglio, dal cuore dell'abitato di Asolo.
      L'impianto è però sempre stato, a dispetto di questo suo distacco topografico, un'appendice diretta del centro cittadino, come è dimostrato dai più antichi estimi asolani quattrocenteschi che lo includono nel distretto fiscale della città.

      Del complesso per la lavorazione dei metalli va quindi in primo luogo intesa proprio l'anomala posizione, la quale sembra però poter trovare una convincente spiegazione nell'esame del comprensorio geografico asolano e nello studio della distribuzione al suo interno delle risorse naturali fruibili a fini produttivi.

      La scelta locazionale di un'areale rilevata per il fiorente centro cittadino, ribadita in senso diacronico dalla protostoria al medioevo, trova palese ragione in vantaggi di ordine difensivo, climatico e di controllo territoriale che aree altimetricamente eminenti potevano garantire, ma si scontrava però con alcuni decisivi fattori di limitazione dello sviluppo economico.

      Innanzitutto doveva essere avvertita una certa difficoltà di accesso e di trasporto delle merci dalla pianura verso la città lungo ripidi e malagevoli percorsi che in breve spazio erano chiamati a superare un dislivello di oltre 100 m. In secondo luogo va soprattutto notato che il versante collinare dove si sviluppa la romana Acelum e il borgo medievale risulta completamente priva di abbondante acqua corrente e quindi della più elementare forma di energia cinetica e dell'indispensabile ausilio per la lavorazione dei materiali metallici e vegetali. Le magre riserve dei pozzi e delle fonti sfruttate dall'acquedotto romano potevano infatti coprire unicamente esigenze di uso domestico e alimentare.
      Asolo si trovava così, un tempo come oggi, in qualche modo "decentrata" rispetto ad assi di scorrimento stradale primari e ai fulcri di approvvigionamento di primarie risorse.

      Questa particolarità dovette inficiare drasticamente la crescita di officine produttive nel pur ricco centro; non sembra in proposito un caso che nessun impianto produttivo protostorico, romano o medievale sia stata mai stato identificato tra le balze collinari dove ha sede la città.

      Tali "freni" imposti dalla natura all'esistenza di attività che richiedevano forza motrice e riserve idriche per la loro sussistenza dovettero spontaneamente far emergere la soluzione dello spostamento della maggior parte delle officine di lavorazione nella zona detta "Ponte di Pagnano".
      E' infatti questa l'area più prossima al centro cittadino dove si ritrova uno spettro completo di tutte quelle risorse atte a sostenere e favorire un'economia di produzione e di mercato.

      Per quest'area pedecollinare di Pagnano l'esame geomorfologico evidenzia una prima segnata frattura del fronte collinare esteso da Cornuda a Bassano e mette pure in luce la convergenza dalle aree settentrionali verso tale naturale imbuto di due torrenti: il Muson e l'Erega. Il primo nasce da aree di risorgiva in contrada "La Valle" di Monfumo e con corso serpeggiante raggiunge la zona di Pagnano per poi defluire verso la pianura ed unirsi a Spineda con il Lastego. L'Erega invece nasce ai piedi del Grappa, presso Paderno, e raggiunge con corso di portata modesta la strettoia di Pagnano per riversare le sue acque nel Muson proprio nei pressi dell'edificio del Maglio.

      Il regime torrentizio e la vicinanza delle sorgenti permettono ad entrambi di fornire continuatamente per tutto l'anno acqua abbondante ed elevata energia motrice. Dall'alveo dell'Erega inoltre da tempo imprecisato viene cavato prezioso materiale inerte usato come base degli impasti da costruzione per la quasi totalità degli edifici del comprensorio.

      La stessa frattura della linea collinare faceva inoltre di Pagnano un punto di naturale convergenza e di "valico" tra pianura e Pedemonte per una serie di percorrenze e tracciati stradali; lì infatti convergono, oggi come in passato, sia le strade risalenti da meridione verso le aree poste a nord di Asolo e ai piedi delle Prealpi (Valcavasia), sia le direttrici di comunicazione che bordano con orientamento longitudinale la base del sistema collinare tra le rive del Piave ad est e del Brenta ad ovest.

      Questa integrata convergenza di corsi d'acqua e di strade definiva inoltre l'area pagnanese quale sede naturale ed obbligata per la nascita di un attraversamento artificiale che, fungendo da snodo di collegamento tra la riva "asolana" e la riva "bassanese", ne potenziava ulteriormente il valore relazionale per le comunicazioni comprensoriali; la menzione del ponte nello stesso nome della contrada attesta la funzionalità primaria di questo passaggio per l'area pedemontana occidentale di Asolo e la sua importanza nell'intero quadro della viabilità territoriale.

      In sintesi quindi l'area dove sorgerà il Maglio di Pagnano si configura come un privilegiato nodo centripeto e centrifugo del sistema idrografico, vitale per la risorsa acqua, e della rete stradale, decisiva per i flussi mercantile e di trasporto di materie prime e lavorate, e si qualificava perciò proprio come il contesto più indicato per la fioritura di centri produttivi, commerciali e artigianali.
      In virtù di tutte queste favorevoli peculiarità la frequentazione antropica della zona è attestata fin dalle età più remote.
      Consistenti e diffusi depositi di selci lavorate, associate in un caso ai resti di un mammut, di fittili e di materiale metallico, documentano con certezza una presenza umana nella fascia lungo il Muson, tra la contrada "Ponte" e Fornaci di Casella, a partire almeno dal Paleolitico ed estesa tra il mesolitico il neolitico e l'eneolitico.

      Meno cospicue, forse solo per casualità di rinvenimento, sembrano le testimonianze di età protostorica.

      Anche per l'età romana non si possiedono concreti indizi tali da ricostruire un quadro preciso dell'insediamento nell'area di Pagnano; tuttavia i poco numerosi dati archeologici possono ugualmente indicare che forme di imprecisata presenza stabile esistevano all'epoca proprio nell'area prossima alla zona del Ponte.

      Nonostante questo incerto panorama, l'attestata floridezza raggiunta da Asolo romana fa in ogni caso credere che da età storica l'area di Pagnano potesse già essere interessata da installazioni produttive di qualche genere.

      Nel medesimo quadro storico un interessantissimo indizio, privo purtroppo di decisive conferme, potrebbe anche testimoniare un manifesto e diretto interesse in età romana per il punto di guado.

      Secondo la competente e spesso corretta interpretazione di Pacifico Scomazzetto, archeologo asolano, potevano infatti essere attribuiti a quest'epoca i resti del pilone centrale di un ponte a due arcate in laterizio che, in uso per tutta l'età medievale, cadde in rovina per avanzato stato di degrado nel 1527. La tradizione popolare e un'iscrizione murata nel nuovo manufatto del 1868 ricordano espressamente l'origine romana del ponte posto nelle immediate vicinanze del Maglio e corroborano pur indirettamente la suggestiva ipotesi.

      Dopo la flessione di vitalità che sembra interessare l'intero comprensorio asolano in età altomedievale, quando tuttavia l'area di Pagnano vede ancora ribadita la sua valenza topografica da una pur effimera presenza castellana, le fonti documentarie sembrano indicare dal XIII secolo in poi una generale ripresa economica che ben si coglie anche nei segni di una progressiva rigenerazione urbanistica di Asolo. Nel centro si ha infatti notizia proprio dalla metà del XIII secolo della rivitalizzazione dell'area meridionale dell'abitato che viene denominata a partire da quel momento "Borgonovello".
      In questo quadro storico-cronologico di "rinascita" bassomedievale, in parte stimolata dall'intervento veneziano, sembra logico proporre anche una ripresa delle installazioni produttive nell'area di Pagnano.

      E' questa la fase storica in cui è possibile inserire anche l'impianto del Maglio di Pagnano nelle forme strutturali che ancora oggi si osservano; non è dato però di sapere se esso, come appare probabile, riprendesse le funzioni di un precedente analogo impianto esistente in zona o nelle immediate vicinanze.

      Per il momento di costruzione un buon valore documentario si può accordare alla data del 1468, ancora incisa su una pietra angolare della facciata dell'edificio, che risulta poi molto prossima al primo dato cronologico certo relativo all'officina contenuto negli estimi censuari della città dell'anno 1472.

      Il primo rendiconto fiscale ufficiale allora redatto annovera infatti tra i possessori di beni della città la famiglia di "Zuan Favro", composta da ben 16 "boche" tra parenti diretti ed acquisiti, che gestiva in proprio l'officina del Maglio; nella concisa ma esauriente descrizione della struttura essa appare dotata già all'epoca di una fucina, due ruote ad acqua, utilizzate per il movimento di altrettante mole per l'affilatura, di un maglio "grande" e di due paia di mantici, un'insieme di elementi cioè che sembrano indicare un'attività già ben avviata e consolidata.

      Il complesso venne costruito sulla sinistra idrografica del Muson all'esatto punto di incrocio tra la via proveniente dalla pianura e quella da Asolo, presso la testa orientale del ponte sul torrente; dallo stesso corso d'acqua fu derivata più a monte una roggia artificiale che conduceva l'acqua a lambire la costruzione con salti di quota e forniva all'officina l'indispensabile forza per la messa in movimento delle ruote motrici.

      Il Maglio non rappresentava però in zona un episodio isolato nel quadro delle attività produttive dell'epoca. Le favorevoli condizioni del contesto naturale permisero infatti lo sviluppo di molte altre costruzioni destinate al lavoro delle materie prime per il cui funzionamento fu sempre sfruttata l'abbondanza d'acqua dei due torrenti e delle loro numerosi derivazioni naturali ed artificiali.
      Fin dalla seconda metà del XV secolo l'estimo asolano e altri documenti di archivio menzionano infatti diverse attività artigianali esistenti nelle immediate vicinanze del Maglio; spiccano ad esempio le sette tintorie (continuatrici della antica tradizione di lavorazione tessile pedemontana) e i mulini.

      Assieme ad altre forme di produzione, queste prime realtà di lavorazione delle materie prime diedero vita tra XV, XVI e XVII secolo, intorno al nucleo della "contrada del Ponte", a una particolare e poliedrica zona "protoindustriale" ante litteram , animata da mulini, tintorie, "chioere" per l'asciugatura dei tessuti, edifici per la follatura dei panni e segherie ordinatamente allineati tra Pagnano e Fornaci lungo i corsi naturali e le rogge artificiali di Muson ed Erega (molti di questi edifici sono visibili nella pianta del 1655). La considerevole entità e la significativa crescita di questo polo commerciale, che pur rimaneva una diretta appendice del centro di Asolo, ne fece presto un punto di riferimento per un più vasto orizzonte economico pedemontano.

      Le vicende storiche che interessano il Maglio non sono note nei dettagli per le età successive al momento della relazione estimale del 1472. Si sa però con certezza da documenti notarili che ancora nel 1530 un tale Basilio svolgeva la professione fabbrile presso l'officina, ma da altri atti ufficiali si ricava anche che già dalla metà del XVI secolo l'attività visse momenti di crisi produttiva, sfociati nel 1562 in tentativi di alienazione a favore dei Massari della chiesa asolana. Ciò portò ad una trasformazione del complesso in "follo" da panni e come tale viene rappresentato in una mappa del 1655 relativa alla zona del Ponte di Pagnano.

      L'edificio in riva alla roggia artificiale al Muson è poi ancora usato per la trasformazione dei tessuti almeno fino alla metà del XVIII secolo, mentre sappiamo con certezza che in seguito tornò alla pristina destinazione d'uso. Nei sommarioni del catasto napoleonico del 1815 è infatti descritto come "edefficio di maglio" il cui proprietario risulta essere tale Valentino Colla fu Antonio. Sono proprio i Colla che ininterrottamente da allora hanno retto le sorti dell'edificio e dell'officina fino ad anni recentissimi (1979), quando definitivamente la costruzione e la sua secolare vitalità artigianale sono stati abbandonati.

      Ben prima erano invece stati lasciati e trasformati tutti gli altri edifici di lavorazione dislocati in zona, per i quali l'introduzione della forza motrice elettrica e della captazione idrica in pozzi o per condotte ha segnato un definitivo tracollo e il trasferimento in altre zone della periferia urbana.

      Jacopo Bonetto