
È oggi una piccola località poco a nord di Asolo attestata sulle verdi balze di un colle che si eleva tra il limite settentrionale della fascia pedemontana e la Valcavasia.
Solo un modesto numero di case coloniche isolate e una piccola aula di culto dedicata a S. Martino compongono il nucleo insediativo moderno, ma le recenti indagini archeologiche, condotte nell'area della chiesetta e sulla cima del colle, hanno messo in luce una antichissima frequentazione antropica e un'importanza notevole del sito tra protostoria e medioevo.
Le prime attestazioni risalgono addirittura al periodo del Bronzo recente, epoca alla quale sono da riferire alcuni frammenti ceramici rinvenuti all'interno della chiesa di S. Martino.
Meglio documentata, forse anche con caratteri di stabilità, è la fase del secondo periodo dell'età del Ferro, un'epoca cioè compresa tra il V e il I sec. a.C.
Ma ancor più importanti dal punto di vista storico sembrano essere alcune seppur sporadiche testimonianze materiali degli ultimi secoli del primo millennio a.C., alcuni cocci e una fibula, che rimandano con discreta precisione ad un ambito culturale veneto-retico.
Probabilmente infatti a un medesimo contesto di frequentazione di confine tra due aree culturali (veneta a meridione e retica a settentrione) può essere riferita anche la nota stele bilingue di Castelciés con iscrizione in alfabeto reto-etrusco e latino arcaico.
Oltre ad una stele funeraria di Calpurnio Saturnino, vanno riferiti ad epoca romana un lacerto di pavimento in sesquipedali rinvenuto al di sotto del piano pavimentale dell'attuale chiesa e articolate strutture edilizie, databili al VI sec. d.C., dislocate al di sotto del pavimento e immediatamente all'esterno di essa.
Tali lacerti murari, interpretati come parte di un complesso abitativo, vennero in parte riutilizzati al momento di costruzione dell'edificio sacro.
Non si conosce con certezza quando avvenne il primo impianto dell'aula di culto, che tradizioni locali vogliono antichissima e anzi considerano la primitiva sede cristiana della Valcavasia. L'indagine archeologica ha potuto solo accertare che in un primo momento la chiesa aveva pianta più ridotta dell'attuale e un piccolo cimitero si dislocava di fronte ad essa.
Alla seconda metà del XII secolo si colloca con buon margine di certezza la riedificazione dell'edificio secondo la pianta attuale rettangolare ad unica navata con abside sul fondo. La prima notizia scritta relativa alla chiesa risale al 1297 mentre un altro documento ci informa che nel 1314 S. Martino era organizzata in una regola che faceva capo alla «regola capo pieve» di Rover.
Successivamente S. Martino passò sotto la giurisdizione di Asolo, elevata nel 1339 a Podesteria dalla dominante Serenissima, e infine fu venduta ai padovani Dalla Volpe negli anni Sessanta del XVI secolo; questi commissionarono nel 1568 a Marco da Mel gli affreschi parietali che ancora oggi si vedono.
Alla presenza religiosa di S Martino si affianca inoltre a Castelciés, come pure suggerisce il toponimo, anche una rilevante presenza antica di carattere difensivo e militare che, già nota da tradizioni e documenti, è stata evidenziata nella sua struttura materiale dalle recenti indagini.
La cima del colle era infatti cinta in epoca medievale da una fortificazione costituita da una cinta muraria e da una torre quadrangolare in essa inserita. Tale struttura doveva fungere da postazione di vedetta in un punto di grande valore strategico per il dominio visivo della Valcavasia e dello sbocco della valle del Piave. Lo studio dei materiali rinvenuti ha permesso di datare con sufficiente sicurezza il periodo di vita del complesso tra l'XI e il XIV secolo. Da rilevare anche la notevole presenza di materiale dell'età del Bronzo che ha fatto pensare ad una occupazione del sito fin da epoca assai remota.
Tratto da "Atlante Storico delle Città Italiane - Asolo"
a cura di Guido Rosada
diretto da Francesca Bocchi
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